Se non sempre i pensieri “creano”

E’ da un po’ che desideravo offrire a questo blog le mie riflessioni su un argomento abbastanza controverso, ovvero sulla validità della teoria della “Legge di Attrazione” e in particolare dell’ormai celebre mantra “i pensieri creano le cose“, in base alla quale i nostri pensieri avrebbero il potere di materializzare desideri e aspettative. Molti di Voi avranno sentito parlare della Legge di Attrazione, indicata con l’acronimo LOA (Law of Attraction) da una delle numerosissime fonti terze, visto il grande eco che queste teorie hanno avuto negli USA a partire dal 2006, grazie al film “The Secret” e alla marea di libri che ne sono seguiti. Al momento ciò che è certo è che gli autori dei vari libri sono diventati ricchi come promettevano di insegnare ai loro lettori, ma l’argomento merita un esame meno superficiale di questo.  soularbliss

Ho letto alcuni di questi libri, in particolare un paio dei coniugi Hicks e uno di Mike Dooley. La teoria sottostante è fondata su tre “leggi”:

  1. La legge di Attrazione = Si attira ciò che è simile a sé – in base alla quale c’è una stretta correlazione tra il contenuto dei nostri pensieri e ciò che entra nella nostra esperienza di vita. Ciascuno di noi creerebbe pertanto la sua realtà, quasi sempre inconsapevolmente, attraverso i propri pensieri. Il flusso continuo dei pensieri verso determinate situazioni opera come un magnete, facendo materializzare, anche se in un modo “casuale”, il contenuto dei pensieri stessi
  2. La Scienza della Creazione Intenzionale = Esiste tutto ciò che penso, che credo o che aspetto – che ci suggerisce il processo con il quale utilizzare coscientemente i principi della Legge di Attrazione per veder realizzati i nostri desideri e le nostre aspirazioni. Il processo comprende due fasi, con un continuo loop tra le due, a) Il lancio di pensieri e aspettative positive; b) l’avere una aspettativa positiva (fiducia) in merito alla loro realizzazione. Senza aspettativa positiva, la forza dei pensieri viene fiaccata
  3. L’Arte del Permettere = Io sono ciò che sono e permetterò a tutti gli altri di essere ciò che sono – che è un atteggiamento fondamentale per non  ostacolare la legge di attrazione nella sua azione, e che consiste in pratica sia nel non farsi influenzare dalle idee e opinioni limitanti degli altri che permettere a nostra volta agli altri di avere desideri e aspettative proprie, nonché di comportarsi come meglio credono rispetto alla loro vita.

Non è il caso ora di entrare nei dettagli della teoria e dei vari aspetti collegati, anche se analizzandola attentamente si individuano una serie di condizioni che se non verificate porteranno inevitabilmente a farci rimanere con le pive nel sacco se il nostro più grande desiderio fosse quello di possedere la Trump Tower o ereditare magicamente il patrimonio di Bill Gates, e se pensassimo di farlo con una serie interminabile di sedute di visualizzazione creativa. Avevo già sfiorato l’argomento in un post di 16 mesi fa, LINK), quando avevo centrato l’attenzione sulla necessità di allineamento tra i desideri espressi e gli scopi originari della nostra esistenza. In realtà la faccenda è molto più seria e il rischio è quello di banalizzare e liquidare un filone di pensiero e filosofie ben più nobili.

The-Secret

Tornando indietro vediamo anzitutto da cosa è stato ispirato il film The Secret. Leggiamo su Wikipedia questa descrizione del film: “Raccolta di interviste di varie personalità (tra cui filosofi, medici, fisici e gente comune) con l’intento di dimostrare la dottrina del New Thought, sostenendo l’idea che tutto ciò che si desidera o di cui si ha bisogno può essere soddisfatto credendo in un risultato, pensandoci ripetutamente e mantenendo uno stato emotivo positivo al fine di “attrarre” il risultato desiderato.  Nel corso di cinque capitoli vengono riportati esempi di vita comune, e i maestri (filosofi, fisici, medici) spiegano in quale modo le cose possono “andare per il verso giusto”, spiegando che attraverso l’energia del nostro corpo e le nostre sensazioni attiriamo a noi le cose che ci accadono, che saranno “belle” se i nostri pensieri e la nostra volontà sono positivi e brutte se viceversa sono negativi. Vengono suggeriti vari modi per migliorare la propria vita in base a quello che noi vogliamo cambiare, ma tutto deve partire dal nostro modo di pensare, parlare, agire e percepire le sensazioni (…). Nello stesso anno la produttrice australiana abundanceRhonda Byrne ha tratto dal film un libro omonimo “.

Il movimento New Thought (Nuovo Pensiero), nato negli Stati Uniti nel corso del XIX secolo nell’alveo del Cristianesimo riconosce un grande potere ai pensieri, che sarebbero una vera e propria potente forza, in quanto punto di contatto diretto con Dio. Partendo da questo presupposto il pensiero positivo favorirebbe la guarigione spontanea, così come la malattia sarebbe originata direttamente nella mente.  In seguito questa teoria è stata ripresa e adattata anche dal movimento New Age. A partire dal film The Secret, e dall’ampia produzione letteraria seguente tali idee sono state tuttavia prese in prestito per creare una teoria del benessere indotto, con la promessa (allettante) di diventare ricchi e vivere nell’abbondanza in modo relativamente accessibile a tutti.

Il punto debole del teorema è proprio questo: non è vero che tale percorso è immediatamente accessibile a tutti.

Per riportare il tema su un binario più coerente si deve fare riferimento a (almeno) due visioni più robuste, una delle quali recente e nata nell’ambito della psicologia. La prima è, appunto, la corrente del Pensiero Positivo, che ha studiato a fondo il ruolo delle emozioni positive nel benessere psicologico e sulle caratteristiche di personalità associate a tale stato. Secondo la scuola del Pensiero Positivo il pensiero positivo, appunto, consente di elaborare ragionamenti e strategie di adattamento soddisfacenti ed efficaci derivanti anche dalla capacità di gestire le emozioni – comprese quelle negative – e utilizzarle come base per il pensiero e la motivazione. Tra le tecniche utilizzate sono incluse la visualizzazione creativa, il training autogeno, tecniche di rilassamento e bio-feedback. Su questi argomenti ho letto e apprezzato un bel testo di Dale Starcher “Mindfulness based counseling for self-regulation“.

La seconda fonte, molto più antica, è costituita dalle Upanishad, raccolta di scritti sacri appartenenti al complesso dei Veda. Celebre è il passo tradotto così: ““Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino”. In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.  0_KWSWiZUb1VmX8V0o

L’Universo è un enorme oceano di intenzione, in parte già manifestata in quello che è stato creato o che è già stato, in gran parte ancora allo stato di pura intenzione. Ma per connettersi ad essa e realizzare cose straordinarie occorre recuperare una dimensione spirituale e una libertà di giudizio che per lo più abbiamo perso, a causa dei condizionamenti dell’educazione, della morale e della società consumista. Ecco perché abbiamo la sensazione di non essere affatto padroni del nostro destino e non sarà la visualizzazione creativa, da sola, a farcela recuperare.

E’ per questo che come recitato dal titolo del post “non sempre i pensieri creano“.

Chiarita la mia posizione sulla deriva capitalista della Legge di Attrazione, penso tuttavia che non solo il potere dell’intenzione esiste e ci circonda nelle sue infinite manifestazioni, ma anche che l’uomo può accedervi e farlo da protagonista. Ma solo se sarà capace di riconnettersi al proprio Sé più profondo e alla Sorgente del tutto, ispirando la propria vita alle caratteristiche proprie dell’Intenzione, ossia: Amore, Creatività, Benevolenza, Espansione, Abbondanza, Accoglienza e Bellezza, come vedremo in modo più approfondito in un prossimo post.

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Occidente e oriente: quando la visione olistica è comune

La vittoria di Gabbani al festival di Sanremo ha portato all’attenzione il rapporto tra la visione “occidentale” del mondo e della vita e quella cosiddetta “orientale”. Come al solito è la musica che riesce a veicolare messaggi, anche se nei testi sono per forza di cose raffazzonati, a volte contraddittori, o magari anche discutibili. E’ fuori di dubbio che il nostro stile di vita è convulso, caotico, inquieto e inquietante, cosicché molti cercano la pace delle emozioni o almeno un momento di ristoro nella pratica della meditazione o  dello yoga, che però presi da soli non bastano a rimettere insieme i cocci di una vita spesso tormentata. Che questo sia uno “scimmiottamento” delle filosofie orientali o no non possiamo giudicarlo, né vogliamo farlo. Come scritto in articoli precedenti dovremmo imparare anzitutto a non giudicare le scelte altrui e ad applicare l’arte del permettere, in questo caso permettendo a chiunque di scegliere a proprio piacimento cosa fare per diminuire il livello di stress.

E’ invece interessante prendere spunto dal tema del rapporto tra filosofie di vita occidentali e orientali per evidenziare che prima dell’affermazione delle principali religioni monoteiste del momento (cristiana e musulmana), ma anche prima della diffusione del buddismo, si sono sviluppate sia ad oriente che ad occidente filosofie o visioni della vita che hanno moltissimo in comune. Il riferimento è da un lato all’Ermetismo, che affonda le sue origini nell’antico Egitto e che si è poi sviluppato a contatto con la civiltà greca classica, dall’altra alla antica disciplina dei Vedanta, descritta nelle Upaniṣad, il corpo finale dei Veda, un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C.

Sia nei testi ermetici che nei Vedanta ogni cosa, animale o persona ha in sé tutte le potenzialità dell’universo, in quanto diretta emanazione dello spirito che racchiude l’universo fisico. Una visione ottimistica e positiva dell’individualità che ha un potenziale creativo virtualmente illimitato, che se ben diretto può influire sugli eventi della vita e in ultima istanza sul proprio destino. Quanto scritto nell’articolo precedente (Il potere delle intenzioni) è in effetti sostenuto sia dall’ermetismo che dalle Upaniṣad, ovvero che intenzione&attenzione possono dirigere energia primariinfinito-mediaa in direzione della realizzazione delle nostre aspirazioni. La natura interiore dell’essere umano non è, inoltre, il peccato come ad esempio nella dottrina cristiana, bensì puro amore. L’amore non è pertanto un fine o una direzione “doverosa”, bensì la natura intrinseca dell’uomo. Per riscoprire l’amore basta quindi rientrare in contatto con la propria essenza originaria.