Imbrigliare le emozioni, oppure no

Ci sono momenti della giornata o di un certo periodo dove non ci sentiamo bene con noi stessi, con gli altri, con determinate situazioni. Emergono in queste occasioni sentimenti che usiamo definire “negativi”: tristezza, rabbia, paura, vergogna e quant’altro. Vorremmo a volte eliminare per sempre queste spiacevoli presenze nella nostra esistenza, ma a pensarci bene la loro presenza è essenziale. Queste emozioni sono state importanti per la nostra evoluzione, non saremmo qui se non sapessimo provar paura, per esempio. Quella sana paura che ci ha impedito tantissime volte di metterci nei guai, in situazioni scellerate. Che ne sarebbe della razza umana se non avessimo provato l’impulso di fuggire di fronte a un pericolo?

Le emozioni sono energie, una parte importante della forza vitale che ci attraversa. Eppure troppo spesso le emozioni “negative” condizionano così tanto la nostra vita da renderla molto difficile. Tuttavia, non sono le emozioni in sé la causa bensì il nostro modo di affrontarle. In particolare, esse ci danneggiano quando non sono espresse completamente e non le lasciamo fluire.

L’atteggiamento ideale sarebbe quello di porsi come osservatore di sé stessi, prendere un po’ le distanze , osservare le proprie energie in movimento, accogliere senza resistenza l’onda d’urto dell’emozione, lasciarla passare e trasformarla. Trasformare l’energia delle emozioni è quella capacità che rende l’uomo divino. Eppure ce lo permettiamo troppo raramente, impegnati piuttosto a resistere, a reprimere, a comprimere dentro di noi l’energia emozionale fino a distruggerci dall’interno.

Imbrigliare l’inquietudine emozionale. E’ il concetto di Moksha, sostantivo maschile della lingua sanscrita dal significato di “liberazione”, “affrancamento”, “emancipazione”, “salvezza” (definizione di Wikipedia), che ha assunto anche il significato di liberazione dal Samsara, il ciclo delle rinascite, nella tradizione induista. Ma mi rifaccio qui al significato letterale originario di liberazione ed emancipazione dalle emozioni, o meglio da un cattivo uso delle emozioni stesse. Quando le tratteniamo, l’energia negativa che si accumula dentro di noi diventa un grande ostacolo alla realizzazione del sé e dei nostri desideri. Moksha è diventare immuni da risentimenti, offese, ostilità e sensi di colpa, ma anche liberi da presunzione, vanità, autocommiserazione.  Moksha è lasciar fluire la rabbia, saper ridere di sé stessi, vivere a pieno tutte le emozioni, osservarle, trasformarle e poi lasciarle andare.

Le emozioni bloccate, trattenute e represse hanno un effetto deleterio sulla salute del corpo. Corpo, emozioni, mente e anima sono legate indissolubilmente. Il 95% dei nostri malanni prima della vecchiaia ha un’origine vibrazionale. Si tratta di manifestazioni di disarmonie dei corpi eterici, con le emozioni in prima fila nell’alimentare quelle lacerazioni dei nostri corpi sottili che si traducono infine in malattia. 5677

Abbiamo pertanto il dovere di prenderci cura del nostro stato emozionale, e con esso del nostro benessere inteso in senso olistico. Il primo passo nella trasformazione del nostro approccio verso le emozioni è assumersi le responsabilità di cosa si sta provando, iniziando anzitutto a riconoscere l’emozione e percepirla a livello fisico dove si è manifestata. Quindi, assumere il ruolo del testimone silenzioso, osservando in modo imparziale, per poi esprimere pienamente la sofferenza, abbandonarla e condividerla con gli altri (soprattutto con le persone che pensiamo siano coinvolte nell’emozione trattenuta).

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Da “Il Benessere Emotivo” di Osho: “Per esempio quando c’è rabbia , siedi in silenzio e osservane la presenza: lasciala restare. Per quanto può durare? Pensi che sia qualcosa di immortale, di eterno? Com’è arrivata, se ne andrà. Tu devi solo aspettare; non fare nulla, né prò né contro. Se fai qualcosa la esprimerai, ed esprimendola ti metterai nei pasticci, perché l’altro potrebbe non essere un meditatore – molto probabilmente NON lo è – e reagirebbe a sua volta con una rabbia ancora maggiore: adesso sei in un circolo vizioso. Ti arrabbi, fai arrabbiare l’altro, e continuate ad arrabbiarvi a vicenda sempre di più. prima o poi tutta questa rabbia diventerà simile a una solida roccia di odio, di violenza, e nel muoverti in questo circolo vizioso perderai consapevolezza. Potresti fare qualcosa di cui poi ti pentirai: potresti uccidere , assassinare o almeno provarci e dopo potresti pensare <<mai avrei creduto di essere capace di uccidere !>> Ma sei stato tu a creare quell’energia, e l’energia può fare di tutto: è neutrale; può creare, può distruggere, può illuminare una casa o incenerirla.“.

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Le 27 domande della felicità

Quanto segue è una ri-elaborazione del paragrafo “25 Domande per misurare la tua capacità di scegliere la felicità e l’appagamento” a pag. 305 del vol41Fw6dYaXQL._SX359_BO1,204,203,200_ume “Il counselor olistico” di Valerio Sgalambro, Armando Editore, 2014. Il lavoro che ho fatto a partire dall’originale è stato di effettuare piccole modifiche ai testi delle domande, aggiungerne un paio di nuove e infine classificare ognuna di esse in una delle sei seguenti categorie: Centratura, Indipendenza, Accettazione, Moksha, Azione, Gioia. Con l’occasione invito tutti coloro che si interessano di counseling o che semplicemente vogliono approfondire la propria interiorità a leggere il libro. 

Non sono mai stato amante dei test, ritengo siano per lo più un passatempo, una curiosità. Tuttavia nel leggere il volume di Sgalambro sono stato incuriosito dalle sue 25 domande per misurare la tua capacità di scegliere la felicità e l’appagamento e ho deciso di lavorarci un po’ su. E’ un working in progress che ho in programma di ampliare e ri-organizzare, ma intanto voglio proporvelo così come è ora.

Le domande sono diventate 27 e sono suddivise in sei categorie:

  • Centratura (4 domande), ovvero la capacità di essere centrati sul presente, controllare la mente, avere un equilibrio che consenta di valutare oggettivamente fatti e situazioni
  • Accettazione (7 domande), ossia innanzi tutto accettazione di sé stessi, del proprio essere, dei propri limiti. Ma anche considerazione e amore verso sé stessi, che discendono dall’accettazione. Infine, accettazione degli eventi, sereno abbandono al flusso della vita
  • Moksha (6 domande), ovvero la capacità di imbrigliare l’inquietudine emozionale, di non farsi travolgere da esse, di essere indipendente dal giudizio degli altri, sia esso negativo che positivo
  • Gioia (2 domande), l’attitudine a godere della felicità dell’attimo e di apprezzare il buonumore degli altri
  • Indipendenza (5 domande), declinata qui in termini di una personalità che sceglie la propria strada in modo autonomo, che ascolta le proprie motivazioni, che non segue pedissequamente modelli esterni al proprio sé
  • Azione (3 domande), chi agisce costruisce in modo attivo la propria esistenza, è protagonista e non comparsa della propria esistenza, non rimanda ma fa.

A ogni domanda si potrà rispondere semplicemente con un Sì o con un No. Conta il numero di Sì e trasformalo in percentuale  [=(n°di Sì):27 X 100]. Il massimo è 100% (27 Sì), se lo raggiungi mandami un messaggio ♥ . Oltre al punteggio totale potrai calcolare anche quello parziale per categoria. Il test si presta a essere ripetuto a distanza di tempo per verificare i propri progressi.

Possiamo considerarlo un gioco divertente ma se lo analizziamo in fondo c’è qualcosa di più: c’è la strada per la ricerca della felicità. Esamina i NO, scegline un paio, analizzali e lavoraci sopra. Buon divertimento!

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