Inizia con l’accettazione

“Inizia con l’accettazione”. E’ questo il titolo di uno dei capitoli più significativi de “Il Benessere Emotivo” di Osho. L’accettazione è un atteggiamento di accoglimento di qualcosa. Nella sua accezione più negativa può sfociare nella rinuncia, ma non ti sto dicendo di rinunciare. Intendo invece l’accettazione come quel modo di pensare che ti fa prendere semplicemente atto di quello che c’è. Lottare contro la realtà esterna a noi è inutile, concentriamoci piuttosto nel trasformare noi stessi e la realtà circostante con l’azione.

Abbiamo l’opportunità anzitutto di accettare incondizionatamente noi stessi, con i nostri limiti e i nostri “difetti”. Nel farlo, abbandoniamo la tensione della lotta interna, ci rilassiamo finalmente e ci apriamo al nuovo. E’ solo in quel momento che rendiamo possibile la trasformazione. Questa (la trasformazione) non è quindi favorita da una lotta accanita contro la natura e contro una parte di noi stessi, ma al contrario dall’accettazione di ciò che è, compreso tutto quello che non ci piace. Solo accettandoci riusciremo quindi a realizzare il miracolo dell’integrazione. Dell’emergere di un Sé integrato, dove tutte le Parti collaborano nel nome di un’esigenza superiore. Dove ogni Parte si vede riconosciuta la propria funzione positiva.

Il primo passo verso la beatitudine è essere un tutt’uno. Nessuna Parte di noi, nessun orientamento, nessuna sensazione, nessuna emozione, nessun pensiero .. dovranno essere ricacciati indietro e negati. Cosa che facciamo invece quando agiamo in nome di ideali superiori o idee limitanti su noi stessi.

In merito agli ideali superiori, in cima alla lista di quelli più devastanti ci sono quelli religiosi. Niente a che fare con la spiritualità e quel senso di religiosità individuale e di connessione con Dio che è patrimonio di ogni essere libero e completo. Mi riferisco invece alle limitazioni che tante dottrine “impongono” ai propri adepti: castità, digiuni, rinunce varie. Non so se ti è mai capitato di trascorrere un giorno di vigilia in una qualunque famiglia molto osservante. Quando tutti vengono attanagliati dai morsi della fame ma “non possono” mangiare, neanche un po’. Perché è proibito, è peccato, non sarebbe accettato e giudicato positivamente dagli altri. E allora quel morso della fame repressa e ricacciata indietro si trasforma prima in tensione, poi in rabbia. E tutti si scoprono improvvisamente pronti ad azzannarsi l’un con l’altro, in una atmosfera sempre più tesa. Niente affatto gioiosa. Perché soffrire così? Una Parte di noi protesta e ci chiede di seguire le esigenze del corpo. Un’altra è invece pronta a fustigare e reprimere, in nome … dell’ideale.

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Un’altra importante categoria che ci impedisce di essere un tutt’Uno sono le idee (limitanti) di Sé. Se crediamo e pensiamo per esempio di essere sempre miti e gentili, vorremo probabilmente salvaguardare questa immagine ad ogni costo. Cosa direbbero i nostri familiari se improvvisamente manifestassimo un’indole rabbiosa? In nome del ruolo di persona gentile siamo quindi attenti a reprimere la rabbia, a comprimerla, a contenerla in qualche parte nascosta di noi. Da lì, dall’Ombra, la rabbia continuerà però a chiedere di uscire. La repressione sarà tanto più dannosa e pericolosa quanto più esercitata con continuità e metodicità. Fino a quando la rabbia uscirà, perché non può non uscire. E lo farà in modo dirompente, diretta verso di noi (p.e. sotto forma di malattia autoimmune) o verso l’esterno, in modo distruttivo. Quanti insospettabili omicidi erano “un bravo ragazzo, che mai avrei pensato potesse fare una cosa così” ?

La piena accettazione subentra quando ci liberiamo dei fardelli degli ideali e delle false immagini di noi stessi. Non può farlo altrimenti, non c’è spazio affinché entri e prenda dimora. Dobbiamo prima svuotarci degli ideali e delle false convinzioni. Fatto questo ogni stato Acceptance Puzzle Piece Complete Inner Peace Admit Fault Shortcod’animo potrà manifestarsi per quello che è. Arriva la rabbia? Bene, accolgo questa rabbia e la esprimo nel modo più naturale possibile. Potrei urlare, protestare, battere un pugno sul tavolo… Se non resisto la rabbia mi attraversa… per poi uscire e andarsene. Non c’è nulla che la può trattenere, ingabbiare, rendere nociva.

Le cosiddette emozioni negative non sono una parte oscura del nostro essere. Sono una faccia della medaglia. Non può esserci Amore senza l’Odio, o  Allegria senza la Tristezza. Questi contrari si possono alternare e fluire senza ostacoli. Sta a noi permettercelo. E’ solo allora che smettono di essere duali, di ostacolarsi, di lottare l’uno con l’altro.  E’ solo allora che siamo Uno.

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Se cerchi Dio…

Se cerchi Dio cercalo in tutte le cose. Non importa come lo chiami: Dio, Allah, Universo… ma se lo cerchi sta dappertutto. E’ nelle persone che incontri, simpatiche o meno, è in un gatto, in una gazza, in un criceto… è in un cipresso, in un bosco, in un lago… Se lo cerchi, è ovunque. E se non lo cerchi… è ancora ovunque.

Come posso dire che Dio assomiglia a questo o che è simile a quello ? Come posso dire che è dentro di me oppure, al contrario, che è fuori e se ne sta lassù distaccato dagli uomini ?

L’interno e l’esterno sono divisioni della mente, in realtà non esistono. Noi inspiriamo ed espiriamo: l’aria esce all’esterno e ciò che fino a poco fa era dentro di noi, improvvisamente ne è fuori. Al contrario l’aria entra durante l’inspirazione ed ecco che ciò che era fuori ora fa parte di noi. Lo scambio è continuo, mangio, digerisco, restituisco… Senza fine e senza soste. Come possiamo sentirci separati dal tutto ?

Allora puoi trovare l’Universo in ogni oggetto, animale, persona. Anche un oggetto contiene in sé un mondo infinito, con una consapevolezza implicita. Esiste, ha un ruolo, serve a qualcosa, lo utilizzo per un preciso scopo, ha una sua vita e una sua fine.

Anche in un bicchiere ci sono una moltitudine di atomi e molecole che vibrano, in un contesto organizzato e coerente. Lo uso, lo lavo, lo ringrazio… Dio o l’Universo se preferisci, è anche lì.  8-x-dia-8cm-hanging-round-glass-air-font-b-plant-b-font-font-b-terrariums

Diario di viaggio

Fine giornata di una trasferta lavorativa. Vestito a tutto punto, giacca, cravatta, cappotto, auricolare bluetooth lampeggiante e quella sempre sensazione ambigua e fastidiosa di essere “salameccato” ovunque solo per il mio abbigliamento: “Grazie Dottore”, “Prego Dottore”, “Mi scusi Dottore”. Insomma un trattamento diametralmente opposto ai giorni nei quali vado in giro casual, quando mi danno tutti del Tu (nonostante si capisca che non sono più un giovanotto).

Penso allora a una curiosità letta in rete oggi, in un articolo si diceva che con molta probabilità in ogni bicchiere d’acqua che beviamo ci sono 2-3 atomi appartenuti a Giulio Cesare (!). Con tanto di   calcoli e spiegazioni sull’eterno riciclo degli atomi. E qua un pensiero sacrilego: chissà che direbbe qualche nobildonna se solo pensasse per un attimo di aver riciclato qualche atomo di un operaio siderurgico o di un umile contadino indiano… Sacrilegio !

Eppure è così: siamo frutto di un riciclo, 100% riciclati, alla faccia di chi non fa la differenziata… E ricicliamo in continuazione e allo stesso tempo siamo riciclati: qualcosa entra (dall’aria, dal cibo, dalle bevande…), qualcosa esce (dal respiro, dal sudore e non solo). Il riciclo non avviene solo a livello fisico ma anche energetico/spirituale. Le emozioni e le sensazioni sono generate da una interazione con il mondo, non nascono spontaneamente da noi. Anche i pensieri, per quanto originali, sono in parte un riciclo di altri pensieri, di nozioni e conoscenze che non abbiamo generato magicamente, ma vanno di pari passo con il progresso dell’umanità. Possiamo  dunque concludere che ricicliamo anche al livello del mondo energetico e delle informazioni. E qui mi fermo, anche se potremmo riflettere su quello che succede quando tocchiamo un oggetto o un qualunque altro corpo. Anche allora, sebbene in misura ridottissima, c’è uno scambio, perlomeno di elettroni o particelle sub-atomiche, ma se vogliamo anche di più, considerando che ogni contatto provoca un “consumo” di entrambi i corpi a contatto. Lasciamo allora la nostra energia su ciò che tocchiamo, teniamo in mano e manipoliamo ? Direi di sì.

Ho letto resoconti di interessanti esperimenti di Cleve Backster, noto per i suoi studi sulla coscienza delle piante. In breve, Egli avrebbe provato che cellule provenienti dal nostro corpo, si eccitano quando proviamo forti sensazioni anche quando sono ormai fuori dal corpo stesso. Segno di un legame profondo, non a livello fisico ma quantico.

 

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Il quesito semi-serio di questo fine giornata allora è : se mi bevo 2-3 atomi di Giulio Cesare in ogni bicchiere d’acqua, quanta dell’energia di Giulio Cesare è ancora lì ed entra in me ?

Più in generale, che legami persistono tra tutti gli esseri che popolano o hanno popolato la Terra scambiandosi cellule portatrici di energia e in definitiva partecipanti, tutti quanti e senza distinzione sociale, religiosa, razziale e sessuale, a questo immenso, reciproco e infinito riciclo ?

E’ possibile a un livello più alto, considerarci tutti nello stesso brodo, all’interno di una dimensione atemporale e adimensionale che contiene sia la dimensione quantistica che, al livello più basso, la dimensione fisica sperimentabile con i 5 sensi ?

(…)