Occidente e oriente: quando la visione olistica è comune

La vittoria di Gabbani al festival di Sanremo ha portato all’attenzione il rapporto tra la visione “occidentale” del mondo e della vita e quella cosiddetta “orientale”. Come al solito è la musica che riesce a veicolare messaggi, anche se nei testi sono per forza di cose raffazzonati, a volte contraddittori, o magari anche discutibili. E’ fuori di dubbio che il nostro stile di vita è convulso, caotico, inquieto e inquietante, cosicché molti cercano la pace delle emozioni o almeno un momento di ristoro nella pratica della meditazione o  dello yoga, che però presi da soli non bastano a rimettere insieme i cocci di una vita spesso tormentata. Che questo sia uno “scimmiottamento” delle filosofie orientali o no non possiamo giudicarlo, né vogliamo farlo. Come scritto in articoli precedenti dovremmo imparare anzitutto a non giudicare le scelte altrui e ad applicare l’arte del permettere, in questo caso permettendo a chiunque di scegliere a proprio piacimento cosa fare per diminuire il livello di stress.

E’ invece interessante prendere spunto dal tema del rapporto tra filosofie di vita occidentali e orientali per evidenziare che prima dell’affermazione delle principali religioni monoteiste del momento (cristiana e musulmana), ma anche prima della diffusione del buddismo, si sono sviluppate sia ad oriente che ad occidente filosofie o visioni della vita che hanno moltissimo in comune. Il riferimento è da un lato all’Ermetismo, che affonda le sue origini nell’antico Egitto e che si è poi sviluppato a contatto con la civiltà greca classica, dall’altra alla antica disciplina dei Vedanta, descritta nelle Upaniṣad, il corpo finale dei Veda, un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C.

Sia nei testi ermetici che nei Vedanta ogni cosa, animale o persona ha in sé tutte le potenzialità dell’universo, in quanto diretta emanazione dello spirito che racchiude l’universo fisico. Una visione ottimistica e positiva dell’individualità che ha un potenziale creativo virtualmente illimitato, che se ben diretto può influire sugli eventi della vita e in ultima istanza sul proprio destino. Quanto scritto nell’articolo precedente (Il potere delle intenzioni) è in effetti sostenuto sia dall’ermetismo che dalle Upaniṣad, ovvero che intenzione&attenzione possono dirigere energia primariinfinito-mediaa in direzione della realizzazione delle nostre aspirazioni. La natura interiore dell’essere umano non è, inoltre, il peccato come ad esempio nella dottrina cristiana, bensì puro amore. L’amore non è pertanto un fine o una direzione “doverosa”, bensì la natura intrinseca dell’uomo. Per riscoprire l’amore basta quindi rientrare in contatto con la propria essenza originaria.

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Il potere delle intenzioni

Uno dei pilastri della manifestazione della realtà è il potere dell’Intenzione. Intendiamo per intenzione il pensiero pensato tanto da essere consolidato fino a condurci all’azione. È un impulso consapevole direzionato all’interno del quale è presente il seme della realtà.

L’intenzione esplica tutto il suo potere quando associata a una forte carica emozionale, ma è più potente se in sintonia con le intenzioni dell’universo. Questo allineamento è fondamentale sia per identificare le intenzioni che per portarle a compimento. Intenzioni non-etiche o che possono essere dannose per altri o per il mondo in generale non possono trovare sostegno dagli eventi. Le nostre azioni possono realizzare temporaneamente intenzioni non allineate ma il risultato sarà provvisorio e illusorio, fino a quando non rimarremo con un pugno di mosche in mano e senza aver fatto nessun progresso spirituale.

L’allineamento tra le nostre intenzioni e quelle dell’universo è tanto più possibile quanto più siamo in grado di essere in contatto con il nostro vero sé, tenendo a bada l’ego. Chi riesce in tale intento i) non ha alcun desiderio di manipolare e controllare le persone intorno, ii) non si lascia influenzare da critiche o lusinghe, iii) non si sente né superiore né inferiore a nessuno, iv) è in contatto con l’anima quale punto di riferimento interiore.

E’ inoltre v) sobrio, moderato, fiducioso di raggiungere l’obiettivo e distaccato dai risultati parziali, vi) capace di lasciarsi andare al flusso degli eventi, vii) attento e all’erta per sfruttare le coincidenze e le opportunità proposte dall’universo non-locale. I primi sei punti possono essere un punto di riferimento costante per testare e misurare i propri progressi nel cammino di ritorno a sé stessi.

Realizzato l’allineamento la maturazione di intenzioni utili sia per la nostra realizzazione che per il mondo intorno a noi sarà solo una logica conseguenza. Tecnicamente, le nostre intenzioni sono in realtà le intenzioni dell’universo che trovano in noi la loro incubazione, in coerenza con i nostri talenti e le nostre particolari attitudini.

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Come può tutto questo migliorare la nostra vita, portarci alla felicità e a sentirci soddisfatti e appagati?

La strada è lunga  e necessita volontà, costanza, generosità, sia verso sé stessi che verso gli altri. Entrare o meglio ri-entrare in contatto con il proprio sé è anzitutto una scelta di libertà. Libertà verso tutti gli obblighi che l’ego ci impone: obbligo di sentirsi superiori, obbligo di sentirsi amati e accettati, obbligo di sembrare socialmente accettabili, obbligo di avere una certa posizione sociale, ecc. Spesso si tratta di gabbie che la società stessa e l’ambiente intorno a noi sembra imporci, ma in ultima istanza siamo noi ad averle costruite e chiuse intorno a noi, semplicemente accettandole e facendole nostre. La libertà dall’ego presuppone la distruzione, una ad una, di tutte li limitazioni che ci siamo imposti. Trovare il nostro vero sé deve essere pertanto la nostra stella polare. Quale il ruolo che veramente vorremmo svolgere nel mondo ? Quali gli obiettivi di vita che veramente ci entusiasmano solo a immaginarli ?

Il primo passo è quindi la LIBERTA’.

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(continua)

Amore e odio: il superuomo e il nichilismo alla resa dei conti

Chi non ha guardato in Tv la scena che ha visto protagonisti Qin Kai, 30 anni, bronzo a Rio nel sincro da tre metri e la collega tuffatrice He Zi ? Quello che è stato definito un “colpo di scena romantico al termine della finale del trampolino da tre metri, con la cinese He che dopo aver vinto l’argento si è vista presentare a sorpresa dal fidanzato la richiesta di nozze” è stato un soffio di tenerezza che ha stracciato il copione delle dirette televisive, fatto di gare e premiazioni in sequenza, commenti tecnici, esclamazioni… Ma i du233903757-edd071a9-0beb-49db-867b-f0d8d2caed3ae giovani cinesi hanno rappresentato nel panorama sportivo delle Olimpiadi il trionfo dell’Amore e dei sentimenti. E’ emblematico per noi europei, abituati a osservare le comunità cinesi delle nostre città con un pizzico di sospetto, che questo momento non sia stato offerto da una caliente coppia latina ma proprio da loro, i cinesi, la cui rappresentazione popolare non va al di là del trittico “lavoro nero 18 ore dentro il capannone”-dragone-mafia (cinese).

Ma oggi non voglio parlare di discriminazioni etniche, sebbene l’assist di Qin Kai e He Zi sia prezioso… piuttosto mi sono divertito a notare, raccogliere, contare le sempre più numerose testimonianze pubbliche di amore, serenità, gioia che attraversano i media. Forse è l’effetto dei social network, sarà che dai profili Facebook facciamo ogni giorno incetta di foto di famiglie sorridenti, momenti di relax al mare, aggiornamenti di profili con foto sempre più curate, sorrisi adorabili… che non puoi non mettere un Like per poi accorgerti che ce ne sono già 1.258…  Ma in contrasto forte, sempre più spesso, anche scene di ordinario terrore urbano, corpi martoriati da bombe, camion, machete… che solo un attimo prima osservavano fuochi di artificio, si godevano un panorama, mangiavano al fast food spensierati…Una violenza sempre più nichilista, che nega l’essenza stessa della vita, perché cerca il paradiso sempre al-di-là della vita, come se sulla terra non potesse esserci alcuna gioia.

Riflessioni: il terrorista che si fa esplodere è sempre la prima vittima di questa assurdità. Ma nemmeno di questo voglio parlare stasera. Piuttosto mi viene alla mente una lunga introduzione a un testo di un personaggio diciamo “mistico” degli ultimi decenni, che non voglio nominare per lasciarti in piena libertà di giudizio… secondo il quale si sta accelerando negli ultimi anni sia la volontà distruttrice e nichilista della razza umana, sia la sua antitesi dell’uomo illuminato, il cosiddetto super-uomo (non quello di Friedrich Nietzsche , attenzione, che è morto nel 1900, non mi sto riferendo a lui). L’uomo “illuminato”, il nuovo super-uomo, supera anzi i limiti di quello di Nietzsche, egli è infatti:

  • fortemente radicato nel cosmo,
  • ha riscoperto la verità dell’innocenza in quanto valore primario,
  • è un essere che si è affrancato dal bisogno di competere e di conquistare

Secondo il mistico in oggetto la “razza” dei super-uomini e quella degli uomini nichilisti sono entrambe in affermazione e in crescita. Dal prevalere dell’una o dell’altra dipenderà il futuro del genere umano sulla terra.

Il nuovo super-uomo è, come si diceva, “fortemente radicato nel cosmo”. Sì, nel senso che vive la sua vita ordinaria come se fosse sacra e speciale. L’uomo speciale è quello ordinario, l’eroe è il padre (o la madre) di famiglia, l’artista, il lavoratore onesto e coscienzioso. Colui che cerca una morale dentro di sé, piuttosto che adeguarsi a quella della società, che è però intrinsecamente im-morale, fatta di furbizia, arrivismo, corruzione, egoismo. Il nuovo super-uomo è quello che cerca Dio non al di fuori di sé o del mondo, bensì dentro di sé e dentro ogni altra cosa che vede, tocca e sperimenta. E’ colui che vive la vita con gioia, che lascia fluire liberamente ogni sentimento, pulsione, sensazione, che non vive sensi di colpa, pur riconoscendo e analizzando gli errori, che non si fa trasportare dall’ego (per questo “si è affrancato dal bisogno di competere e conquistare”).

Dall’altra parte c’è invece l’individuo che distrugge tutto ciò che non è a immagine del suo Dio (secondo lui o dei suoi sobillatori/guide che lo circuiscono, confondono e lo manovrano e rendono infine vittima di una macchinazione). Un Dio che è però sempre alieno al mondo, se ne sta da una parte, giudica e condanna, richiede una esistenza di limitazioni, privazioni, regole morali auto-imposte (o semplicemente imposte da terzi), non chiama all’amore per l’esistente bensì all’odio per il diverso.

Queste le due categorie, a prima vista sembrano entrambe estranee a ciascuno di Voi che leggete. Ma entrambe sono (invece) sempre e fortemente radicate in ognuno di noi (io compreso), perché dentro ognuno di noi c’è tutto il bene e tutto il male “in potenza”. La nostra personale esperienza di vita lascerà prevalere, secondo diverse sfumature di grigio, più l’uno o più l’altro.

Ma se ci pensiamo un attimo chi può ritenersi estraneo a entrambe le categorie ? Chi non ha MAI amato ? Chi non si  è MAI intenerito di fronte a un bambino, a un tramonto, a un cagnolino.. ? Chi non ha MAI avuto momenti di forte gioia ? Chi non ha MAI apprezzato un panorama ? Ma allo stesso tempo chi non ha MAI avuto il desiderio di darle di santa ragione a una persona che ci ha fatto arrabbiare ? Chi non ha MAI avuto un pensiero sprezzante verso una persona diversa (per razza, classe sociale, religione, modo di vestirsi, modo di comportarsi…) ? Chi non ha MAI fatto qualcosa che ha fatto dispiacere altri o ha danneggiato qualcuno, per difendere i propri interessi ? Conosco personalmente tante brave persone, che postano spesso foto  e video dei propri bambini e cagnolini, ma allo stesso tempo ringhiano al compagnetto di scuola o di sport che è di colore, per esempio… Brave, ordinarie persone… che sperimentano quotidianamente e spesso in modo inconsapevole l’antitesi tra il super-uomo e il nichilista.

Accettando serenamente la convivenza in noi di bene&male possiamo più liberamente indirizzare la nostra esistenza verso la strada maestra. Solo in questa consapevolezza potremo essere coerenti nello scegliere la via del super-uomo piuttosto che quella del nichilissaluto300mo.

Chiudo con una chiosa, che però è collegata a qualcosa che ho scritto poco fa. Da un bellissimo libro di Deepak Chopra, intitolato “Le coincidenze” (casa editrice Pickwick) voglio estrarre in questa occasione quello che lui chiama “Il Primo Principio del Sincrodestino“, che poi coincide con il primo dei 5 enunciati filosofici del Mahavakja, dalla tradizione induista. In sanscrito il Primo Principio del Sincrodestino recita “Aham Brahmasmi” (“io sono Brahma”, in traduzione molto letterale dal sanscrito). In modo più ampio Deepak traduce “Aham Brahmasmi” con “Il fulcro del mio essere è la realtà fondamentale, la radice e il terreno dell’universo, la fonte di tutto ciò che esiste“. Tradotto in modo ancora più diretto ciò significa che 1) ognuno di noi, ogni uomo, ma anche ogni animale, vegetale, minerale o cosa, deriva dalla stessa “realtà fondamentale” (o Dio, se così Ti piace), 2) ognuno di noi ha tutte le qualità e dimensioni della realtà fondamentale (o Dio…) dentro di sé e può farle emergere, in potenza, se non offuscate dall’ego. Tutto ciò sembra essere estraneo al tema del post ma in realtà non lo è. Anzi, è la base fondamentale per intraprendere il cammino (lungo senz’altro) verso la dimensione del super-uomo piuttosto che verso quella dell’uomo nichilista…

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