Quello che ti dici è la tua strada

Anche le menti più quiete lavorano molto sotto traccia. Non ce ne accorgiamo, almeno non molto, ma i pensieri circolano nella nostra testa continuamente. Chi più chi meno, tutti sono soggetti a questo bombardamento. La quiete della mente si può allenare pian piano, con la meditazione, lo yoga, il rilassamento, ma di norma i pensieri ci sono e influenzano in modo de-ter-mi-nan-te la nostra esistenza. Sono i nostri pensieri infatti che determinano il nostro destino, “quello che dici è la tua strada”, sia con le parole che escono dalla nostra bocca che, soprattutto, con quelle che ci ruminiamo dentro.

Per lo più si tratta di prodotti del pensiero passivo, che provengono dalla nostra mente subconscia, che derivano dalle nostre esperienze passate, trasformate via via in credenze e convinzioni, spesso limitanti. “La gente mi ignora”, “nessuno mi vuole bene”, “mai fidarsi di nessuno”, “sono un inetto, un fallito”, “non riuscirò mai a farlo”, “ce l’hanno tutti con me”, “tutti mi vogliono raggirare”, “Perché il mio capo vuole farmi presentare questo progetto? Non so parlare, metterò solo in cattiva luce me e la mia azienda.”, “In ogni riunione non riesco a far valere le mie idee e così non farò mai carriera”, “ai miei figli non importa niente di me“, ecc. è solo un piccolo campionario delle convinzioni limitanti che ci ripetiamo continuamente ad ogni occasione, spesso inconsapevolmente. Come una goccia che batte sempre sullo stesso punto, tali pensieri ci erodono, corrodono, condizionano negativamente, fino a farci percepire o vivere le situazioni che confermeranno le convinzioni negative.

Per contrastare questo fenomeno c’è solo una strada: trasformare le convinzioni limitanti in convinzioni potenzianti.

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Le affermazioni positive: uno strumento di trasformazione

Uno dei metodi possibili è quello di contrastare il pensiero passivo con il pensiero cosciente. Si tratta in estrema sintesi di costruire pensieri positivi e di ripeterli tra noi molto spesso. L’effetto neurofisiologico è di destrutturare lentamente, di sciogliere, le convinzioni limitanti originarie, trasformando fin da subito il nostro modo di atteggiarci, di reagire, di relazionarci con gli altri. Una tecnica che ha trovato la sua massima valorizzazione con il cosiddetto “pensiero positivo”, ma che ha trovato anche tanti detrattori. Prima di proseguire vorrei fare una piccola considerazione: il “pensiero positivo” così come la “legge dell’attrazione” e la “scienza della creazione intenzionale” sono stati fin troppo banalizzati, svenduti e trasformati in una moda momentanea e sterile da libri, film e pubblicazioni meramente commerciali. Come sempre in questi casi è utile recuperare l’antica saggezza ed essere consapevoli che la trasformazione personale non può avvenire senza impegno e coinvolgimento. Il problema di questi tempi è che si vuole star bene pizzicando qua e là metodi che si vorrebbero rapidi, facili, miracolosi. E senza cambiar troppo la nostra maschera sociale. Capite bene che con queste premesse non può esistere alcun metodo veramente efficace.

Le affermazioni positive aiutano a sfidare e trasformare i pensieri sabotanti e negativi. Quando le ripeti e credi in esse, puoi iniziare effettivamente a realizzare cambiamenti positivi. Queste ripetizioni mentali hanno il potere di riprogrammare i nostri schemi di pensiero, cosicché nel tempo cominciamo pensare ed agire in modo diverso. le affermazioni positive sono state utilizzate per trattare con successo persone con bassa autostima, depressione e altre condizioni di salute mentale. E’ stato dimostrato che esse sono in grado di stimolare le aree del nostro cervello che ci rendono più propensi a produrre cambiamenti positivi per quanto riguarda la nostra salute, acquisire un miglior livello di autostima e migliorare infine il benessere.

Di seguito la procedura base che uso per lavorare sulle convinzioni limitanti, suddivisa in due fasi distinte, la progettazione e l’utilizzo corrente.

Progettazione:

  1. Individuare le convinzioni limitanti che si sono nominalizzate e trasformate quindi in frasi negative che ci ripetiamo continuamente, spesso in modo inconscio,  (p.e. “nessuno mi considera“, “la gente mi ritiene imbranata“, ecc.)
  2. Trasformarle in affermazioni positive trovando per ognuna un’eccezione o una qualche nostra caratteristica positiva che abbiamo troppo spesso trascurato  (p.e. da “la gente mi ritiene imbranata” a “quando mi occupo della casa sono sicura e determinata“).  Scrivere le affermazioni positive risultanti su carta o file.

Uso corrente:

  1. Scriverle e stamparle per poterle eventualmente consultare a piacere o anche per affiggerle in posizione strategica, così da ripeterle più volte al giorno. Ogni qualvolta possibile concediamoci una pausa creativa, visualizzando la situazione positiva collegata all’affermazione, evocando nella visualizzazione tutti i sensi. Ripeterle più volte al giorno per almeno dieci giorni
  2. Verificare giornalmente l’effetto, monitorando le emozioni e i pensieri
  3. Proseguire con le ripetizioni anche dopo i 10 giorni, a necessità.

NB: Manutenzione: se un’affermazione diventa obsoleta, non ci crediamo più o non suscita più emozioni positive, allora è il momento di modificarla o semplicemente eliminarla

Come progettare le affermazioni positive

Per essere ben formate le affermazioni positive devono avere le seguenti caratteristiche:

  • strutturate in forma positiva, (quindi non devono contenere la particella “non”, altrimenti finirebbero per avere l’effetto contrario dato che porterebbero la nostra attenzione sull’aspetto negativo, e come noto dare attenzione significa dare energia e rinforzare l’aspetto negativo)
  • verbi rigorosamente al tempo presente (dire a sé stessi “farò…”, “sarò…”, ecc. non è convincente perché pospone al futuro qualcosa che oggi evidentemente non c’è; frasi quindi al presente, magari un classico present continuous, p.e. “sto migliorando giorno dopo giorno la capacità di ignorare i commenti di mia suocera“)
  • evitare l’uso di verbi o altre forme grammaticali del “dovere” e del “volere”  (è un discorso lungo e articolato… in sintesi si tratta di forme linguistiche che possono mettere in contrasto diverse Parti della nostra personalità ed essere pertanto mal tollerate da una o più delle Parti)
  • connettere le affermazioni,  quanto più possibile, ai propri pregi  (che è il miglior modo per renderle effettivamente credibili a noi stessi)
  • l’affermazione deve essere realistica e credibile  (deve essere insomma basata su una valutazione realistica dei fatti. Ad esempio, chi non è soddisfatto di quanto guadagna può usare le affermazioni per aumentare la propria sicurezza per chiedere un aumento o un avanzamento di posizione. Tuttavia, non sarebbe saggio affermare a se stessi che lo stipendio raddoppierà, dato che per la maggior parte delle persone e nella maggior parte delle organizzazioni, raddoppiare ciò che si guadagna non è realistico).
  • usare nella formulazione parole che risuonano, in grado di generare emozioni positive  (una delle caratteristiche fondamentali delle affermazioni positive consiste nel saper generare emozioni positive; solo le emozioni positive intense possono mettere in moto il cambiamento dentro e intorno a noi).
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Se non sempre i pensieri “creano”

E’ da un po’ che desideravo offrire a questo blog le mie riflessioni su un argomento abbastanza controverso, ovvero sulla validità della teoria della “Legge di Attrazione” e in particolare dell’ormai celebre mantra “i pensieri creano le cose“, in base alla quale i nostri pensieri avrebbero il potere di materializzare desideri e aspettative. Molti di Voi avranno sentito parlare della Legge di Attrazione, indicata con l’acronimo LOA (Law of Attraction) da una delle numerosissime fonti terze, visto il grande eco che queste teorie hanno avuto negli USA a partire dal 2006, grazie al film “The Secret” e alla marea di libri che ne sono seguiti. Al momento ciò che è certo è che gli autori dei vari libri sono diventati ricchi come promettevano di insegnare ai loro lettori, ma l’argomento merita un esame meno superficiale di questo.  soularbliss

Ho letto alcuni di questi libri, in particolare un paio dei coniugi Hicks e uno di Mike Dooley. La teoria sottostante è fondata su tre “leggi”:

  1. La legge di Attrazione = Si attira ciò che è simile a sé – in base alla quale c’è una stretta correlazione tra il contenuto dei nostri pensieri e ciò che entra nella nostra esperienza di vita. Ciascuno di noi creerebbe pertanto la sua realtà, quasi sempre inconsapevolmente, attraverso i propri pensieri. Il flusso continuo dei pensieri verso determinate situazioni opera come un magnete, facendo materializzare, anche se in un modo “casuale”, il contenuto dei pensieri stessi
  2. La Scienza della Creazione Intenzionale = Esiste tutto ciò che penso, che credo o che aspetto – che ci suggerisce il processo con il quale utilizzare coscientemente i principi della Legge di Attrazione per veder realizzati i nostri desideri e le nostre aspirazioni. Il processo comprende due fasi, con un continuo loop tra le due, a) Il lancio di pensieri e aspettative positive; b) l’avere una aspettativa positiva (fiducia) in merito alla loro realizzazione. Senza aspettativa positiva, la forza dei pensieri viene fiaccata
  3. L’Arte del Permettere = Io sono ciò che sono e permetterò a tutti gli altri di essere ciò che sono – che è un atteggiamento fondamentale per non  ostacolare la legge di attrazione nella sua azione, e che consiste in pratica sia nel non farsi influenzare dalle idee e opinioni limitanti degli altri che permettere a nostra volta agli altri di avere desideri e aspettative proprie, nonché di comportarsi come meglio credono rispetto alla loro vita.

Non è il caso ora di entrare nei dettagli della teoria e dei vari aspetti collegati, anche se analizzandola attentamente si individuano una serie di condizioni che se non verificate porteranno inevitabilmente a farci rimanere con le pive nel sacco se il nostro più grande desiderio fosse quello di possedere la Trump Tower o ereditare magicamente il patrimonio di Bill Gates, e se pensassimo di farlo con una serie interminabile di sedute di visualizzazione creativa. Avevo già sfiorato l’argomento in un post di 16 mesi fa, LINK), quando avevo centrato l’attenzione sulla necessità di allineamento tra i desideri espressi e gli scopi originari della nostra esistenza. In realtà la faccenda è molto più seria e il rischio è quello di banalizzare e liquidare un filone di pensiero e filosofie ben più nobili.

The-Secret

Tornando indietro vediamo anzitutto da cosa è stato ispirato il film The Secret. Leggiamo su Wikipedia questa descrizione del film: “Raccolta di interviste di varie personalità (tra cui filosofi, medici, fisici e gente comune) con l’intento di dimostrare la dottrina del New Thought, sostenendo l’idea che tutto ciò che si desidera o di cui si ha bisogno può essere soddisfatto credendo in un risultato, pensandoci ripetutamente e mantenendo uno stato emotivo positivo al fine di “attrarre” il risultato desiderato.  Nel corso di cinque capitoli vengono riportati esempi di vita comune, e i maestri (filosofi, fisici, medici) spiegano in quale modo le cose possono “andare per il verso giusto”, spiegando che attraverso l’energia del nostro corpo e le nostre sensazioni attiriamo a noi le cose che ci accadono, che saranno “belle” se i nostri pensieri e la nostra volontà sono positivi e brutte se viceversa sono negativi. Vengono suggeriti vari modi per migliorare la propria vita in base a quello che noi vogliamo cambiare, ma tutto deve partire dal nostro modo di pensare, parlare, agire e percepire le sensazioni (…). Nello stesso anno la produttrice australiana abundanceRhonda Byrne ha tratto dal film un libro omonimo “.

Il movimento New Thought (Nuovo Pensiero), nato negli Stati Uniti nel corso del XIX secolo nell’alveo del Cristianesimo riconosce un grande potere ai pensieri, che sarebbero una vera e propria potente forza, in quanto punto di contatto diretto con Dio. Partendo da questo presupposto il pensiero positivo favorirebbe la guarigione spontanea, così come la malattia sarebbe originata direttamente nella mente.  In seguito questa teoria è stata ripresa e adattata anche dal movimento New Age. A partire dal film The Secret, e dall’ampia produzione letteraria seguente tali idee sono state tuttavia prese in prestito per creare una teoria del benessere indotto, con la promessa (allettante) di diventare ricchi e vivere nell’abbondanza in modo relativamente accessibile a tutti.

Il punto debole del teorema è proprio questo: non è vero che tale percorso è immediatamente accessibile a tutti.

Per riportare il tema su un binario più coerente si deve fare riferimento a (almeno) due visioni più robuste, una delle quali recente e nata nell’ambito della psicologia. La prima è, appunto, la corrente del Pensiero Positivo, che ha studiato a fondo il ruolo delle emozioni positive nel benessere psicologico e sulle caratteristiche di personalità associate a tale stato. Secondo la scuola del Pensiero Positivo il pensiero positivo, appunto, consente di elaborare ragionamenti e strategie di adattamento soddisfacenti ed efficaci derivanti anche dalla capacità di gestire le emozioni – comprese quelle negative – e utilizzarle come base per il pensiero e la motivazione. Tra le tecniche utilizzate sono incluse la visualizzazione creativa, il training autogeno, tecniche di rilassamento e bio-feedback. Su questi argomenti ho letto e apprezzato un bel testo di Dale Starcher “Mindfulness based counseling for self-regulation“.

La seconda fonte, molto più antica, è costituita dalle Upanishad, raccolta di scritti sacri appartenenti al complesso dei Veda. Celebre è il passo tradotto così: ““Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino”. In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.  0_KWSWiZUb1VmX8V0o

L’Universo è un enorme oceano di intenzione, in parte già manifestata in quello che è stato creato o che è già stato, in gran parte ancora allo stato di pura intenzione. Ma per connettersi ad essa e realizzare cose straordinarie occorre recuperare una dimensione spirituale e una libertà di giudizio che per lo più abbiamo perso, a causa dei condizionamenti dell’educazione, della morale e della società consumista. Ecco perché abbiamo la sensazione di non essere affatto padroni del nostro destino e non sarà la visualizzazione creativa, da sola, a farcela recuperare.

E’ per questo che come recitato dal titolo del post “non sempre i pensieri creano“.

Chiarita la mia posizione sulla deriva capitalista della Legge di Attrazione, penso tuttavia che non solo il potere dell’intenzione esiste e ci circonda nelle sue infinite manifestazioni, ma anche che l’uomo può accedervi e farlo da protagonista. Ma solo se sarà capace di riconnettersi al proprio Sé più profondo e alla Sorgente del tutto, ispirando la propria vita alle caratteristiche proprie dell’Intenzione, ossia: Amore, Creatività, Benevolenza, Espansione, Abbondanza, Accoglienza e Bellezza, come vedremo in modo più approfondito in un prossimo post.

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Occidente e oriente: quando la visione olistica è comune

La vittoria di Gabbani al festival di Sanremo ha portato all’attenzione il rapporto tra la visione “occidentale” del mondo e della vita e quella cosiddetta “orientale”. Come al solito è la musica che riesce a veicolare messaggi, anche se nei testi sono per forza di cose raffazzonati, a volte contraddittori, o magari anche discutibili. E’ fuori di dubbio che il nostro stile di vita è convulso, caotico, inquieto e inquietante, cosicché molti cercano la pace delle emozioni o almeno un momento di ristoro nella pratica della meditazione o  dello yoga, che però presi da soli non bastano a rimettere insieme i cocci di una vita spesso tormentata. Che questo sia uno “scimmiottamento” delle filosofie orientali o no non possiamo giudicarlo, né vogliamo farlo. Come scritto in articoli precedenti dovremmo imparare anzitutto a non giudicare le scelte altrui e ad applicare l’arte del permettere, in questo caso permettendo a chiunque di scegliere a proprio piacimento cosa fare per diminuire il livello di stress.

E’ invece interessante prendere spunto dal tema del rapporto tra filosofie di vita occidentali e orientali per evidenziare che prima dell’affermazione delle principali religioni monoteiste del momento (cristiana e musulmana), ma anche prima della diffusione del buddismo, si sono sviluppate sia ad oriente che ad occidente filosofie o visioni della vita che hanno moltissimo in comune. Il riferimento è da un lato all’Ermetismo, che affonda le sue origini nell’antico Egitto e che si è poi sviluppato a contatto con la civiltà greca classica, dall’altra alla antica disciplina dei Vedanta, descritta nelle Upaniṣad, il corpo finale dei Veda, un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C.

Sia nei testi ermetici che nei Vedanta ogni cosa, animale o persona ha in sé tutte le potenzialità dell’universo, in quanto diretta emanazione dello spirito che racchiude l’universo fisico. Una visione ottimistica e positiva dell’individualità che ha un potenziale creativo virtualmente illimitato, che se ben diretto può influire sugli eventi della vita e in ultima istanza sul proprio destino. Quanto scritto nell’articolo precedente (Il potere delle intenzioni) è in effetti sostenuto sia dall’ermetismo che dalle Upaniṣad, ovvero che intenzione&attenzione possono dirigere energia primariinfinito-mediaa in direzione della realizzazione delle nostre aspirazioni. La natura interiore dell’essere umano non è, inoltre, il peccato come ad esempio nella dottrina cristiana, bensì puro amore. L’amore non è pertanto un fine o una direzione “doverosa”, bensì la natura intrinseca dell’uomo. Per riscoprire l’amore basta quindi rientrare in contatto con la propria essenza originaria.

Il potere delle intenzioni

Uno dei pilastri della manifestazione della realtà è il potere dell’Intenzione. Intendiamo per intenzione il pensiero pensato tanto da essere consolidato fino a condurci all’azione. È un impulso consapevole direzionato all’interno del quale è presente il seme della realtà.

L’intenzione esplica tutto il suo potere quando associata a una forte carica emozionale, ma è più potente se in sintonia con le intenzioni dell’universo. Questo allineamento è fondamentale sia per identificare le intenzioni che per portarle a compimento. Intenzioni non-etiche o che possono essere dannose per altri o per il mondo in generale non possono trovare sostegno dagli eventi. Le nostre azioni possono realizzare temporaneamente intenzioni non allineate ma il risultato sarà provvisorio e illusorio, fino a quando non rimarremo con un pugno di mosche in mano e senza aver fatto nessun progresso spirituale.

L’allineamento tra le nostre intenzioni e quelle dell’universo è tanto più possibile quanto più siamo in grado di essere in contatto con il nostro vero sé, tenendo a bada l’ego. Chi riesce in tale intento i) non ha alcun desiderio di manipolare e controllare le persone intorno, ii) non si lascia influenzare da critiche o lusinghe, iii) non si sente né superiore né inferiore a nessuno, iv) è in contatto con l’anima quale punto di riferimento interiore.

E’ inoltre v) sobrio, moderato, fiducioso di raggiungere l’obiettivo e distaccato dai risultati parziali, vi) capace di lasciarsi andare al flusso degli eventi, vii) attento e all’erta per sfruttare le coincidenze e le opportunità proposte dall’universo non-locale. I primi sei punti possono essere un punto di riferimento costante per testare e misurare i propri progressi nel cammino di ritorno a sé stessi.

Realizzato l’allineamento la maturazione di intenzioni utili sia per la nostra realizzazione che per il mondo intorno a noi sarà solo una logica conseguenza. Tecnicamente, le nostre intenzioni sono in realtà le intenzioni dell’universo che trovano in noi la loro incubazione, in coerenza con i nostri talenti e le nostre particolari attitudini.

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Come può tutto questo migliorare la nostra vita, portarci alla felicità e a sentirci soddisfatti e appagati?

La strada è lunga  e necessita volontà, costanza, generosità, sia verso sé stessi che verso gli altri. Entrare o meglio ri-entrare in contatto con il proprio sé è anzitutto una scelta di libertà. Libertà verso tutti gli obblighi che l’ego ci impone: obbligo di sentirsi superiori, obbligo di sentirsi amati e accettati, obbligo di sembrare socialmente accettabili, obbligo di avere una certa posizione sociale, ecc. Spesso si tratta di gabbie che la società stessa e l’ambiente intorno a noi sembra imporci, ma in ultima istanza siamo noi ad averle costruite e chiuse intorno a noi, semplicemente accettandole e facendole nostre. La libertà dall’ego presuppone la distruzione, una ad una, di tutte li limitazioni che ci siamo imposti. Trovare il nostro vero sé deve essere pertanto la nostra stella polare. Quale il ruolo che veramente vorremmo svolgere nel mondo ? Quali gli obiettivi di vita che veramente ci entusiasmano solo a immaginarli ?

Il primo passo è quindi la LIBERTA’.

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(continua)