Making-sense process

Secondo la concezione olistica il nostro corpo è in grado di mantenersi sano fino alla vecchiaia, ma solo nella misura in cui ci muoviamo in modo fluido lungo la linea del tempo, ovvero soprattutto nel nostro passato, ma anche nel futuro percepito. Le malattie, sia fisiche che psichiche, derivano da blocchi energetici in uno o più punti della linea del tempo stessa. Blocchi che per lo sono associati a traumi, sofferenze o privazioni.

A livello fisico i blocchi energetici coinvolgono uno o più chakra. Come noto inoltre ogni chakra è particolarmente connesso a fasi della nostra crescita, per cui i traumi possono interessare diversi chakra a diverse età, sebbene poi ogni chakra sia connesso a specifici aspetti della nostra personalità in formazione.

Venendo a contatto con diverse persone e i loro disagi, sia di salute che psicologici, mi è sempre più evidente che la stragrande maggioranza dei nostri problemi di salute psico-fisica è causata da traumi, soprattutto da quelli vissuti in tenera età. Beninteso anche e soprattutto da adulti la vita ci mette alla prova in diversi modi. Ma l’adulto ha quelle risorse per fronteggiare un evento negativo e impegnativo che invece mancano al bambino. L’adulto, infatti, ha già una sua mappa del mondo ben definita. Non sempre sarà accurata, anzi spesso sarà imprecisa e lo condurrà ad atteggiamenti e comportamenti non adeguati, ma è pur sempre una mappa abbastanza completa, nella quale svettano: un suo senso di identità, valori e convinzioni, capacità riconosciute, schemi di comportamento.

Un bambino, invece, è un libro bianco. Spesso siamo noi adulti che vi scriviamo sopra pagine buie. Tonnellate di pagine di letteratura psicologica ci spiegano che eventi che possono sembrare ordinari per un adulto, possono invece causare dei traumi a un bambino. Il trauma è tanto più profondo quanto più intensa è la sensazione di minaccia, per sé stesso o per uno dei suoi genitori, e quanto più intensa è l’emozione provata nell’occasione. Vari studi hanno messo in luce meccanismi in base ai quali i bambini più piccoli, che ancora non hanno ben sviluppato la percezione di separazione tra sé stessi e l’ambiente circostante, si fanno carico degli eventi negativi sviluppando un senso di colpa. Anche quando è evidente che non sono loro la causa, possono però auto-accusarsi per non aver prevenuto eventuali episodi successivi al primo, sviluppando anche un crescente senso di vergogna e di inadeguatezza.

Non intendo trattare qui l’argomento in termini strettamente scientifici, né sarei in grado di farlo, mi preme però trasmettere un concetto che ho trovato associato su altri blog al termine making-sense machine (alcuni autori la definiscono meaning-making machine, ma il significato è sostanzialmente lo stesso).

Making-sense machine sarebbe dunque il processo in base al quale il bambino cerca di dare una spiegazione a un episodio negativo. La prima questione che emerge è quindi la seguente:

  • ogni bambino, anche se piccolo o piccolissimo, ha bisogno di dare una spiegazione agli eventi traumatici che vive. Darsi una spiegazione è una questione di sopravvivenza. Solo ciò che ha una spiegazione può essere infatti controllato o prevenuto. Tutto ciò che non ha una spiegazione costituisce invece una minaccia continua e indefinita. Questo è il motivo per il quale anche un bambino in tenera età cercherà di darsi una spiegazione. Questo meccanismo opera nel bambino soprattutto a livello inconscio, per intuizione e con l’uso di associazioni e connessioni simboliche.

Gli esiti di tale meccanismo possono essere i più disparati proprio perché il bambino non ha ancora una base cognitiva solida. Le spiegazioni che si dà, insomma, possono essere irrazionali, bislacche, ma hanno una logica di funzionamento. Spesso tale logica fa ampio uso di ancoraggi. Un esempio:

Alessio, due anni, sta mangiando il suo consueto pezzo di parmigiano nel corso della cena. Il parmigiano e i formaggini sono parte importante della sua dieta. Li gradisce molto. Ma l’aria è tesa quella sera, i genitori iniziano a discutere. Alessio osserva e ascolta preoccupato. A un certo punto i toni si alzano, il padre comincia  a urlare violentemente, butta a terra un piatto e poi schiaffeggia la mamma. Alessio piange, la mamma lo prende e lo porta via con sé mentre il padre continua a urlare e minacciare. Quella notte Alessio dorme poco e male, si sveglia spesso e piange.

Nei giorni successivi mangia meno e soprattutto inizia a respingere parmigiano e formaggini. Di lì a poco il rifiuto è totale. Per il resto della sua vita Alessio non mangerà più formaggi. Per molti anni sua madre non se ne è data una spiegazione.

L’ancoraggio al fenomeno di violenza, se non è chiaro, è  il parmigiano che nel momento dello scoppio del litigio teneva impegnato Alessio con tutti i sensi: gusto, olfatto, vista, tatto, udito (il rumore del rosicchiare e succhiare). Probabilmente l’esplodere della discussione lo ha preso di sorpresa, assorto come era nel rosicchiare il parmigiano. In base al funzionamento della sua Making-Sense Machine ancora un po’ rudimentale Alessio si è dato questa spiegazione: mangiare il parmigiano può far scoppiare un litigio tra mamma e papà, e mamma può essere uccisa.

Un altro esempio significativo è quello descritto da Vishen Lakhiani, uno dei principali animatori di Mindvalley, nel raccontare una sua regressione ipnotica:

Mi sono visto sul sedile posteriore dell’auto dei miei genitori… Era il mio compleanno. Avevo forse nove o dieci anni. I miei genitori mi stavano portando in un negozio per comprarmi un regalo di compleanno. Stavo fingendo di dormire, ma potevo sentirli parlare in modo preoccupato dei soldi. I miei genitori in quel momento non erano ricchi, ma ne avevano abbastanza. Mia madre era un’insegnante di scuola pubblica e mio padre era un piccolo imprenditore. Mi sono ricordato di un senso di colpa che mi sono sentito addosso a causa del mio regalo di compleanno. Al negozio, ho scelto solo un libro. “Tutto qui?” Chiese mia madre. “Puoi scegliere qualcosa di più.” Così ho preso una mazza da hockey. Lei ha quindi detto: “È il tuo compleanno. Puoi avere di più.” Ma mi sentivo bene con queste due cose, non volendo gravare sui miei genitori di altre spese. Quel ricordo ha cristallizzato un altro modello di realtà che mi sono poi portato dietro: “Non chiedere troppo, perché qualcuno soffrirà se lo fai.“.

Questo esempio è molto significativo per due motivi:

  1. il processo di making-sense machine può portare a conclusioni distorte anche a 10 anni
  2. non è detto che debba essere associato a un vero e proprio trauma, dato che qui stiamo parlando di un ragazzetto che ascolta un discorso solo un po’ preoccupato dei suoi genitori. Nessuna violenza, nessuna concitazione, nessuna minaccia…. Eppure Vishen conclude affermando che la sua interpretazione di questo episodio gli ha impedito per anni di dare una svolta alla sua carriera, in termini di guadagni, fino alla sua ri-scoperta e rimozione nella seduta ipnotica. Era stato semplicemente incapace, fino ad allora, di chiedere il giusto compenso per il suo lavoro. Le sue aspettative erano di non chiedere troppo per non far soffrire nessuno e naturalmente il destino lo aveva fin lì assecondato.

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Essere genitore è un’esperienza bellissima, per molti il sale della vita. Ma anche molto difficile. Dopo aver letto questo post può sembrare ancora più difficile…

Ma no! Rimaniamo leggeri e facciamolo come meglio possiamo. Con gioia, amore e serenità. Il messaggio è però chiaro: oltre a evitare con tutte le nostre forze di esporre i piccoli a episodi di aggressività o peggio di violenza, è importante ricordarsi di dare sempre, sempre, SEMPRE, a loro il nostro aiuto per costruire una spiegazione accettabile a qualsiasi episodio negativo. Perché omettere questa attenzione, “tanto è piccolo e non capisce“, può causare danni imprevedibili. E spesso permanenti.

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