Una vita da attore

Stefano recita da sempre la parte del bravo ragazzo che non ha bisogno di nulla. Rifiuta sempre, con cortesia, qualunque offerta, qualunque favore, qualunque aiuto. Soprattutto non ne chiede, nemmeno quando ne avrebbe oltremodo bisogno. Gioca il ruolo dell’invisibile, non vuole essere un peso per nessuno, non assume responsabilità, non si mette in evidenza, non pretende. Si aspetta, sì, di ricevere quello per cui ha pagato, un buon servizio, un buon prodotto. Si arrabbia moltissimo quando non riceve il giusto controvalore.

Se succede qualcosa intorno a lui, anche in un certo qual senso inconsueto e sconvolgente, non si scompone mai, almeno esteriormente. Non grida, non fugge, non soccorre. Recita la parte dell’imperturbabile, anch’egli un po’ invisibile, tanto per rimanere in tema.

Il problema di Stefano non è tanto nelle sue reazioni esteriori, che se uno è calmo e non turbato né sorpreso da una certa situazione, beh, sotto molti punti di vista ha anche un vantaggio. Il problema è che dentro di lui si sconvolge, cosicché la sua reazione esteriore non riflette il suo vero stato d’animo. Recita, semplicemente.

Lo fa per paura del giudizio altrui, ma questo è un altro aspetto della situazione.

In una seduta di scrittura meditativa Stefano, che si è sempre identificato come affetto da vittimismo, scopre che la sua Dinamica Dominante non è quella della Vittima bensì quella dell’Attore. Dopo una discesa meditativa, infatti, Stefano entra in contatto con la sua Dinamica Dominante. E’ un giovane di bell’aspetto, vestito da templare o cavaliere o qualcosa del genere. Capelli lunghetti scuri, pizzo accennato, molto diverso da Stefano. Dice di chiamarsi Gustav e gli lascia un messaggio. Gli spiega allora che è la sua parte di Attore e che è entrato da protagonista nella sua vita (quella di Stefano, cioè), per proteggerlo, fargli da scudo verso le cattiverie del giudizio altrui, per essere barriera alle curiosità, alle domande troppo intime e/o scomode, alla vergogna, al senso di colpa. Dice di essere un cavaliere e che come cavaliere si adatta a tutte le situazioni e a tutte le scomodità del vivere errante, come Stefano rifiuta pertanto le comodità e gli aiuti del prossimo, mentre si adatta stoicamente a qualsiasi scenario.

Quanti Stefano-Gustav ci sono in mezzo a noi ? Quanti vivono un’esistenza che non è la loro, stretti tra obblighi e incombenze che non hanno scelto ? Quanti Attori che fingono, anche a sé stessi, che tutto va bene e recitano il loro copione giorno dopo giorno ?

Vi sono diverse tipologie di Attori, ma la differenza fondamentale tra questi è nella loro consapevolezza di recitare una parte.

L’Attore Inconsapevole non vive secondo i suoi bisogni ma per appagare quello che gli altri vogliono vedere da Lui (o Lei, se Attrice). L’Attore Inconsapevole si chiede incessantemente: “cosa si aspetta da me questa persona?”. E avuta o percepita la risposta si adatta immediatamente, assumendo quel ruolo e quel comportamento che potrà gratificare l’interlocutore. L’Attore Inconsapevole non contesterà mai le Tue idee, anzi aggiungerà il suo contributo per rafforzarle. Per l’Attore Inconsapevole è difficile dire di no, è assolutamente conformista e si nasconde nel branco o si rifugia nella solitudine. Cerca sempre la chiamata di un altro. Cerca il suo regista.

Può averne uno, mille o centomila (di registi). Se è uno solo gli affida le chiavi della sua vita e ubbidisce come un automa. Se sono centomila cercherà di districarsi per soddisfarli tutti, non prenderà posizione nelle dispute, lascerà che le sue idee rimangano confinate per sempre nella sua mente e nel suo cuore. Il regista (o i regTheatreisti) sarà (/saranno) l’ordinatore del suo spazio e del suo tempo. Il vero limite dell’Attore Inconsapevole è di vedere solo dei registi e mai un pubblico. La sua recita a soggetto è ad uso del regista di turno, in effetti è come se recitasse sempre nelle prove, a teatro vuoto. Non cerca applausi ma consenso e consolazione dal regista.

L’altro è l’Attore consapevole, quello esibizionista e pavoneggiante. Lo chiameremo l’Attore Edonista. Si tratta in questo caso di un soggetto che ha un folto seguito, una schiera di persone che sono a tutti gli effetti suoi follower. Spesso opera nel campo dello spettacolo o dell’intrattenimento, magari un P.R., un organizzatore di serate, un animatore… Ma non è cruciale, diversi Attori Edonisti recitano il loro copione anche in cerchie ristrette.

L’Attore Edonista ha creato un personaggio suo malgrado e una volta imprigionato in questo personaggio si è sentito in obbligo di mantenerlo in vita. Ecco che allora indosserà sempre la sua maschera, anche con gli amici più stretti, non sarà mai sé stesso bensì quello che appare. Ruberà frasi, meme e video divertenti in giro per poterli rimbalzare, per primo, in altri gruppi. Si scoprirà poeta benché avesse avuto sempre 5 in italiano alle scuole professionali, dirà la sua su ogni argomento di costume e società, vivrà sempre l’età del suo personaggio, negando ostinatamente a sé stesso la sua vera età.

Fedele alla linea, non esiterà a sacrificare amori e amicizie per rimanere coerente con la sua maschera. L’Attore Edonista ha un solo regista: il suo Io. E uno sterminato pubblico: il resto del mondo. Si scaglierà inoltre con veemenza contro i suoi critici, qualora contraddetto o deriso.

Sia l’Attore Inconsapevole che quello Edonista vivono una maschera, in una crescente dissociazione tra Sé e Io. Il Sé è represso e rinchiuso nei meandri dell’inconscio. Prima o poi ne farà le spese il Corpo Fisico, come ci insegna la psicosomatica. E questo avverrà nel momento del declino o del fallimento del proprio alter-ego.

Purtroppo quest’epoca impone spesso a ognuno di noi dei ruoli e delle situazioni che stridono con il nostro vero Sé. Credo però che la differenza tra l’essere Attore e l’accettare, a volte, i compromessi del quieto vivere sta nella frequenza e nel peso dei compromessi accettati. Se sono troppi oppure, seppur pochi, ma molto in contraddizione con il nostro Sé, non stiamo rendendo un buon servizio a noi stessi.

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Il coraggio di essere Sé stessi e la libertà di esserlo sono i regali più grandi che possiamo fare a noi stessi. Non è mai troppo tardi per ritornare a casa…

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