Il posto sicuro

Si dice che tutti hanno un “posto sicuro” dove rifugiarsi nei momenti difficili, quelli nei quali si sente bisogno di stare soli e rimettersi in ascolto di sé stessi. Da bambini il “posto sicuro” è spesso un luogo reale, fisico. La propria stanza o un altro angolo della casa o del giardino. Oppure un albero, già la classica casa sull’albero che pochi fortunati tra noi sono riusciti a costruire, spesso con la complicità dei genitori. Crescendo il luogo sicuro diventa sempre più immaginario, anzi spesso lo è anche da piccoli, certo ognuno ha la sua storia e le sue personalissime esperienze, così come … il proprio personalissimo posto sicuro.

Proprio stamattina riflettevo su questo, quando mi accingevo a iniziare una seduta di meditazione. Negli anni mi sono abituato a introdurmi nella seduta trasportandomi idealmente in un luogo ben preciso. All’inizio era un albero, forse di quercia, ma non è importante. Lo consideravo il “mio” albero. Immaginavo di sederci proprio sotto, a volte appoggiandomi al tronco. Poi via via la scena si è arricchita di particolari e sempre più, poco alla volta, trasportarmi in quel luogo era un modo per entrare rapidamente nella seduta, dimenticandomi di tutto l’ambiente intorno. mm_suvepäevalLo scenario è evoluto e in qualche modo di pari passo alla mia evoluzione mentale. Pian piano l’albero è rimasto sempre più dietro, anzitutto. Ora so che c’è ma non percepisco più nemmeno la sua ombra. Poi davanti un monte, leggermente spostato sulla mia destra, con una forma ben precisa, che ho sempre associato al Monte Vettore, anche se il panorama intorno è diverso e la forma stessa del monte non è quella del vero Vettore. Sulla sinistra una catena montuosa trasversale, più bassa e lontana, fatta di una successione di cime, più o meno della stessa altezza. Tra il monte (Vettore?) e la catena di sinistra una grande vallata, completamente priva di elementi antropici, inviolata e pura. Ricordo che tra me, collocato su una altura rispetto alla vallata e la vallata stessa c’era un dislivello che mi impediva di vedere in basso nella parte della vallata più vicina alla mia postazione. Nei mesi, negli anni, oltre ad allontanarsi l’albero dietro di me, il declino si è addolcito e ora vedo quasi completamente la vallata e ho persino l’impressione che sia da qualche parte abitata. Suggestioni…  Fatto sta che questa immagine funziona con me come un anchor in grado di farmi raggiungere velocemente uno stato di rilassamento e facilitare la discesa nella seduta di meditazione.

Il concetto di anchor è naturalmente molto più complesso e viene utilizzato con successo in diversi ambiti, dalla PNL alle tecniche di rilassamento. In PNL l’ancoraggio è definito in termini generali come un processo di associazione di una sensazione fisica a una risposta interna ed è finalizzata a produrre un cambiamento nello stato d’animo del soggetto nella direzione desiderata dal terapista. Lo stato d’animo obiettivo è dapprima ricercato nel passato del paziente per poi essere trasferito nel presente e associato a simboli (parole, idee, immagini, sensazioni) che possano essere richiamati per riprodurlo nel futuro, laddove necessario, per affrontare con successo una specifica situazione. In alcune tecniche di rilassamento l’ancoraggio è invece una particolare posizione del corpo o una particolare attenzione/consapevolezza che riesce a far rilassare rapidamente il soggetto sia dal punto di vista mentale che fisico (Mind-Body Calm). Per esempio unire il pollice e l’indice della mano dominante, oppure sentire la pesantezza del corpo, oppure focalizzarsi sul respiro o sul battito del cuore, ecc. Gli anchor possono essere in questo contesto anche suoni o parole rafforzative (per esempio “dentro … fuori …” quando si fa attenzione al respiro).

Tornando al tema iniziale, l’anchor per rilassarsi o calmarsi può essere costituito da un luogo, immaginario o reale, richiamato alla mente e in grado di avere l’effetto desiderato. “Tutti abbiamo un posto sicuro in cui rifugiarci dalla tormenta” come scrive Zafón nel suo El laberinto de los espiritus. Abbiamo bisogno di un luogo dove perderci e ritrovarci soli di fronte a sé stessi, dimenticando per un attimo almeno la frenesia del lavoro, della famiglia, degli impegni più o meno gravosi. carlos-ruiz-zafon-1479395506845E come la protagonista del romanzo dello scrittore spagnolo anche noi abbiamo tanto da scoprire su di noi osservando questo nostro luogo segreto e come esso si evolve in base ai cambiamenti che si realizzano in noi stessi.

In questo luogo potremo far emergere simboli rassicuranti ma anche dare materialità alla nostra ombra, alle paure, ai desideri inconfessati, per trasformarli e poi integrarli nella nostra persona. Ovviamente si tratterà di un rifugio di passaggio e non di permanenza, in quanto la realtà è quella vissuta attimo per attimo nel qui-ed-ora, ovvero quella consapevolezza ininterrotta che da sola conferisce autenticità alla nostra esistenza. Che è qui, oggi, e non abita né nel passato, né nel futuro.

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