Di diffidenza… si muore

Ho una bella famiglia, tanti amici e conoscenti, buonissimi rapporti nell’ambito lavorativo, eppure tanta voglia di conoscere le persone, entrare in relazione, incontrare. Esco, vedo tante facce e angosce diverse. A volte facce sorridenti, ma è l’eccezione. Solo i bambini sanno ridere con gli sconosciuti, non tutti certo, lo sanno fare quelli che non sono già stati disabituati a farlo. Loro sono irriverenti se serve, autentici. Qualche settimana fa su una spiaggia, cammino su una passerella… da lontano vedo un piccolo cucciolo di uomo biondo, stima ad occhio: 3 anni. Ci avviciniamo, entrambi né lentamente né velocemente, ognuno tiene per ora la destra, come in strada. A pochi metri di distanza vira decisamente verso di me, assume un ghigno beffardo, raccoglie tutta la saliva che può, contorce il collo, poi … mi sputa! Non so come ho fatto a non ridere a crepapelle, mi limito a scansarlo… troppo vero, troppo autentico…

Ma chiudiamo la digressione. Allora dicevo mi capita di passeggiare in un momento di relax o all’uscita da un centro commerciale e aver voglia di conoscere le persone intorno. Conversare, scambiarsi opinioni, tu che fai … , tu che pensi…, come T senti…, cosa T è piaciuto di più della giornata di oggi… Ma è impossibile. Cosa pensereste oggi di un perfetto sconosciuto che Vi rivolge la parola ? “Cosa vuole da me?”, “…quale tremendo pericolo sto per correre ?”.

La diffidenza questa .. conosciuta. “Atteggiamento adattivo…”, dicono gli psicologi. “Senza la diffidenza ci saremmo estinti…”. Certo. Poi non parliamo dei mille pericoli che vengono dagli sconosciuti oggi… gli immigrati… già gli immigrati … dietro un immigrato che si può nascondere ? Magari un terrorista, come quello che ha ucciso due tedesche e ferito quattro ucraine in Egitto. Magari vuole da Te dei soldi, sta lì fuori dal supermarket, si gingilla con il cellulare e chiede l’elemosina…

Ma… hai mai provato a guardarli negli occhi e ad accorgerti che sono persone con le tue stesse paure, speranze, angosce ?

Io ho provato. Diciamo subito che raramente elargisco le monetine. Pago con la Carta di Credito, esco con le mani occupate… e voglio risparmiare. Ieri incrocio lo sguardo di uno di loro, mi saluta, io rispondo.. come sempre. Spesso sono molto educati, anche se non tutti. Colgo dal suo sguardo una richiesta, lui coglie dal mio che non voglio soddisfarla… e sorridiamo…entrambi. Questo è il contatto più profondo che ho avuto con un perfetto sconosciuto negli ultimi mesi.

Ah, dicevo, sì, la diffidenza è un atteggiamento adattivo che ha aiutato la razza umana a evolversi, essendo capaci di scorgere in anticipo possibili situazioni pericolose. Passati secoli e secoli, oggi viviamo certamente in una società più sicura, almeno noi fortunatissimi italiani. Tuttavia, bombardati dalle notizie negative dei Tg e dei social media molti di noi sono convinti di vivere nel Far West. Di fatto se mi avvicino a uno sconosciuto e cerco di scambiare due parole, magari lo saluto e basta ad alta voce, corro il rischio di essere classificato come: a) molestatore sessuale, b) potenziale truffatore, c) probabile rapinatore, d) persona con evidenti problemi psichici. Quindi non avrò risposta, avrò generato ansia nell’interlocutore e mancato il mio vero scopo. Ecco perché mi astengo per lo più dal farlo.

La diffidenza eccessiva provoca ansia, se supera determinati limiti si manifesta in vere e proprie fobie sociali, fino al cosiddetto disturbo di paranoia. Ma anche entro limiti non patologici l’eccessiva diffidenza ci toglie l’opportunità di vivere relazioni feconde con gli altri. Ecco perché dovremmo cercare di riportarla entro i giusti limiti.

Per l’occasione ho quindi letto una serie di articoli sulla diffidenza e trovato alcuni suggerimenti, che qua riporto. Ne ho mischiati a caso alcuni dei miei, quelli che metto in atto ormai quotidianamente e poi, detto tra noi, sono sempre stato mooolto diffidente…

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1 Riscoprire il valore della conversazione

… il conversare, il dialogo ricorrente, appartiene a pieno titolo a quella condizione che possiamo definire come il benessere di una persona. Anche sul piano psico-fisico.

Non l’ho detto io. E’ una conclusione di un convegno di medicina che ho letto qualche mese fa. Pare che chi non sa conversare, chi non ama conversare e non vuole neanche provarci, è più prima che poi condannato a misurarsi con forme di solitudine e di autismo psicologico. Al contrario, conversare ha effetti positivi sull’umore, e sulle nostre relazioni umane, e i suoi benefici sono anche di natura organica, dalla migliore circolazione del sangue fino a un rilassamento che aiuta a dormire bene.  Questa sorta di autismo psicologico nel quale stiamo cadendo sempre più in tanti è facilitato dall’uso compulsivo di smartphone, tablet e altre diavolerie elettroniche, con le quali normalmente esercitiamo le nostre dita, dimenticandoci di quello che stiamo vivendo Qui&Ora. In realtà una vera e sana conversazione non  è lontanamente paragonabile a una chat o a un like sull’ultimo post.  La vita vera è quella delle conversazioni di persona. Quello che è grottesco è che siccome lo stare online è ormai la normalità, abbiamo cominciato a definire le vere conversazioni con il termine offline!! Quindi la prossima volta che vi intratterrete con la cassiera del supermercato a parlare delle vostre imminenti vacanze sappiate che state conducendo una conversazione offline.

2 Passare dal corpo, il rilassamento

L’eccesso di diffidenza si accompagna sempre alla classica ansia da controllo. Se uno sconosciuto si avvicina e ci rivolge la parola, ci irrigidiamo, quasi congelati, cominciando ad esercitare un controllo sia dei nostri movimenti che di quelli dello sconosciuto, pronti a reagire se la situazione si facesse minacciosa (fuga o lotta…). E’ bene essere consapevoli di questo e mettere in atto invece tecniche di NON-controllo del corpo che miglioreranno immediatamente lo stato psicologico e la risposta adeguata alla situazione. Praticare regolarmente le tecniche di rilassamento ci può aiutare in questo compito.

3 Un atteggiamento di maggiore apertura al rischio

L’apertura al rischio è un elemento fondante di TUTTE le relazioni, in primis di quelle sentimentali. Per esempio, non “innamorarsi” per non voler soffrire è un atteggiamento difensivo che ci impedisce sistematicamente di vivere amori. Allo stesso modo, anche se in misura inferiore, vengono così rinunciati il “fare amicizia” e persino il “conoscere l’altro”.  Ma amore, amicizia e conoscenza sono il sale della vita. Allentare i freni e accettare la possibilità della sofferenza come normale fatto di vita è quindi un qualcosa che dobbiamo a noi stessi.

4 Namastè

Namastè, il saluto silenzioso. Namastè: riconosco e saluto l’anima che è in Te.

Namastè è l’atteggiamento che quando esco già c’è, che mi accompagna ormai quotidianamente. Che poi in giro di gente che prova a romperti le balle magari ne trovi, ma se coltivi l’atteggiamento del Namastè tutto scivola via rapidamente, come la pioggia sui tetti (inclinati). Alla base di Namastè c’è la convinzione che siamo tutti fatti della stessa pasta, tutti deriviamo dallo stesso spirito universale, tutti abbiamo le medesime potenzialità. Non c’è un inferiore e un superiore insomma. Come è ovvio che sia, gli infiniti condizionamenti che via via costruiscono la nostra personalità, e che derivano dall’educazione della famiglia di origine e della società di provenienza ci conferiscono una serie di atteggiamenti particolari che antropologi, sociologi e psicologi sanno come spiegare. Io non sono né antropologo, né sociologo e financo psicologo. Mi astengo, quindi.

Quello che c’è dietro, però, e che nessuna “scienza” ha ancora spiegato, è che c’è un’anima sepolta, a volte, sotto i condizionamenti culturali e dell’ego. Quell’anima che cerca di emergere e che a volte ci riesce ed è il caso dei cosiddetti individui “più illuminati” di ogni società. Ognuno di noi ha in fondo questo compito. Far emergere la sua anima al di sopra dell’ego e dei condizionamenti ambientali e riprendersi la sua libertà di costruire e cercare amore e benessere. Ecco quindi che possiamo comprendere più a fondo cosa è Namastè. La mia anima riconosce e saluta l’anima che è in Te. In questo saluto i due ego (il mio e quello della persona di fronte) sono accantonati. A livello di anime la relazione è tra pari.

5 Giocare di più

Sì, giocare di più. Divertirsi con le cose della vita, senza prendersi troppo sul serio. Se poi giochiamo e ci divertiamo in gruppo le difese innalzate dalla diffidenza si abbassano e la vita fluisce, nella sua bellezza. Permettiamoci di giocare con la vita e anche quando incontreremo qualcuno potremo cercare di rendere piacevole quell’incontro.

6 Imparare ad approfondire

Questo, come il precedente, è un consiglio di Raffaele Morelli (Riza). La diffidenza, spiega, è un atteggiamento che ci impedisce una reale conoscenza della realtà che ci troviamo di fronte. Ma perché, invece di irrigidirci subito, non pu4791_Fear--Mistrust--and-Suspicion-Pen--Acrylic-Ink-and-Paint-on-Paper-56cm-x-76cmroviamo a vedere come va ? Se lo sconosciuto si avvicina e Ti parla prova a dargli almeno 5 secondi per capire la situazione. Vedi come va… Può darsi che non sia né uno stupratore seriale, né un ladro, né un truffatore. Anzi, quasi sempre non lo è.

7 Identificare e mettere in discussione i propri pensieri

Nel momento in cui sentiamo crescere la diffidenza proviamo a identificare coscientemente il pensiero che ci blocca. Alla base delle azioni ci sono dei pensieri. A loro volta i pensieri hanno alla base le percezioni, ovvero “il processo psichico che opera la sintesi dei dati sensoriali in forme dotate di significato” (Wikipedia). La percezione è una interpretazione dell’esperienza, mediata da un insieme di elementi che possono includere il nostro sistema valoriale, il nostro vissuto, le nostre “credenze”, ecc. E’ difficile, ma se ci esercitiamo ad andare a ritroso nella direzione azione→pensiero→percezione→sensazione possiamo capire tante cose di noi stessi, e cominciare a ri-appropriarci delle nostre scelte. Allora, tornando alla diffidenza, cerchiamo di identificare qual è il pensiero che ci blocca. E che percezione c’è alla base di tale pensiero. Poi, cerchiamo di contrapporre a questo pensiero la razionalità. Mettiamolo in discussione… la persona che ho di fronte non sembra proprio un terrorista..

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In conclusione, la diffidenza ci difende, ma quando è eccessiva ci uccide, perché ci impedisce di vivere. Se non vivi la Tua vita sei già morto/a…

Ecco perché … di diffidenza si muore…

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