Non so nulla, non voglio sapere nulla

Sapere è potere“, il motto è di sir Francis Bacon, (Francesco Bacone per noi italioti), vissuto tra il XVI e XVII secolo, che voleva così contribuire a perorare un nuovo ruolo per la scienza, che cessa di essere “sapere contemplativo e disinteressato”, per assurgere a strumento di innovazione tecnologica e crescita basata su un processo graduale, nel quale è importante distinguere anzitutto cosa si sa veramente da cosa “si pensa di sapere”.

Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l’uomo le apprende. La conoscenza è vita con le ali(Khalil Gibran). Di regola, l’uomo che ha più successo nella vita è colui che ha più informazioni” (Benjamin Disraeli). “Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l’ignoranza” (Socrate). Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” (Primo Levi)

Frasi prese a caso, ciò che hanno in comune è che tutte puntano sulla conoscenza come strumento di dominio dell’uomo sulla natura, dell’uomo colto sugli altri uomini (gli ignoranti). E’ difficile parlare del valore della non conoscenza nella realtà ipertecnologica del XXI secolo. Realtà dominata dalla disponibilità delle tecnologie, che sono un prodotto diretto della conoscenza. E’ indubbio che la conoscenza scientifica è necessaria. “Oggi la conoscenza è potere. Ci permette l’accesso alle opportunità di progresso” (Peter Drucker).

Quello che mi domando in questo post è se questa conoscenza necessaria per l’umanità, lo è anche per il singolo individuo. Conoscere porta a essere felici ? This is the ultimate question…  “Chi acquista la scienza, acquista travaglio e tormento” (Michel de Montaigne).

Ho attraversato alcuni giorni di iperattività, stanchezza, confusione. Mi ripetevo che era ora ormai di scrivere un nuovo post. Ma non avevo l’ispirazione. Una consapevolezza improvvisa mi ha colto di sorpresa: “Non so niente, … non so niente!”. Di cosa devo scrivere se non so niente ?

Molti di noi passano una vita a studiare, a riconoscere nella realtà quello che si è studiato…: “quello è un ficus benjamina, appartiene alla famiglia delle Moraceae È originario dell’Asia sudorientale e dell’Oceania, può raggiungere i 30 metri di altezza …” e così credi di conoscere tutto di quell’albero, ma poi di accorgi che non sai nulla di lui. La sua essenza Ti è sconosciuta, anche se l’hai classificato, gli hai dato un nome, sai come più o meno sono fatti la gran parte degli alberi della sua specie… ma non lo conosci veramente. Quello che crediamo di sapere di lui lo rappresenta solo in parte. E’ il nostro punto di vista, quel poco che crediamo di vedere con i nostri strumenti.

E’ una falsa immagine.  Pensateci, basta saperlo. Sapere di non sapere…

“‘Sono più sapiente di questa persona: forse nessuno dei due sa nulla di buono, ma lui pensa di sapere qualcosa senza sapere nulla, mentre io non credo di sapere anche se non so. Almeno per questo piccolo particolare, comunque sia, sembro più sapiente di lui: non credo d55ba7519a586bi sapere quello che non so” (Socrate).  Un passaggio ben noto degli scritti di Socrate, che più tardi in un momento drammatico della sua vita, cioè durante il processo che si concluderà con la sua condanna a morte, formulò il famoso detto ‘io so di non sapere, concetto alla base della cosiddetta  docta ignorantia.

Diversi personaggi si sono ingegnati anche nell’ironizzare sulla falsa conoscenza, che poi era l’originale bersaglio di Socrate. Quella superba e destabilizzante sensazione di superiorità che ci fa credere a volte di essere migliori e di avere il mondo in mano grazie alla conoscenza.  “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza” (Daniel J. Boorstin). “Ci sono uomini che sanno tutto, peccato che questo è tutto quello che sanno” (Oscar Wilde). “Nessuna epoca ha mai saputo tanto e tante diverse cose dell’uomo come la nostra. Però in verità nessuna ha mai saputo meno della nostra che cos’è l’uomo” (Martin Heidegger). “La conoscenza reale è conoscere l’estensione della propria ignoranza” (Confucio). “Stai attento a non farti inghiottire dai libri! Un’oncia di amore vale un chilo di conoscenza” (John Wesley). “Sapere di non sapere è la cosa migliore. Fingere di sapere quando non si sa è una malattia” (Lao Tzu).

Oppure, con le parole (tradotte) di Osho: La persona ignorante può ricordare che è ignorante, non ha niente da perdere. Il dotto invece non riesce a riconoscere di essere ignorante. Egli ha molto da perdere. La persona competente iOsho368è il vero folle. La persona ignorante invece è innocente: sa di non sapere, e poiché sa di non sapere , dato che è ignorante, è alle porte della saggezza. Dato che sa di non sapere, egli può cercare, e la sua ricerca (di sapere), sarà senza pregiudizio. Egli cercherà senza nessuna conclusione. Egli cercherà semplicemente come un ricercatore. La sua ricerca non scaturirà da risposte preconfezionate, bensì scaturirà dal suo cuore”  .

Perdonatemi se la gran parte del post usa parole e frasi di altri. Ma penso che il patrimonio di conoscenza e saggezza dell’umanità non ha padroni né padrini. Ci appartiene a tutti e tutti dobbiamo contribuire alla sua diffusione e perpetuazione. Perdonatemi, ma ora so di non sapere, nulla potevo aggiungere…

Apprezzo il valore del sapere scientifico e mi piace studiare e apprendere molte cose sul funzionamento del nostro mondo e del cosmo, così come noi lo vediamo. Sono altresì convinto che tali conoscenze non devono alterare la capacità e la voglia di cercare e ri-conoscere tutto quello che già sappiamo nel più profondo dell’animo, ma che è sepolto dall’ego e dalle nebbie della nostra esistenza materiale: la conoscenza intuitiva nelle sue due declinazioni, Sat la pura verità, Chit la pura consapevolezza.

Per chiudere con un’ultima citazione: “Quello che io sono è incommensurabile rispetto a quello che io so” (Paul Ricoeur).

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