L’ascolto empatico come modo di aiutare una persona cara

Quante volte ci è capitato di ascoltare lo sfogo di una persona amica o della persona amata in un momento di difficoltà ? Quante volte ascoltiamo i lamenti di un collega per questa o quell’altra situazione che non gli va giù?

Cosa facciamo in queste situazioni ? Ci sentiamo a disagio oppure entriamo pienamente nella situazione ed esprimiamo le nostre idee ? Ma soprattutto: riusciamo ad aiutare la persona di fronte  oppure non riusciamo affatto ad incidere anche se vorremmo farlo con tutte le nostre forze ?

In molti casi possiamo risultare d’aiuto alla persona di fronte attraverso l’ascolto empatico.

L‘ascolto empatico è una modalità di ascolto e colloquio con un’altra persona che può sviluppare fiducia e comprensione reciproca. E’ una capacità importante per chi lavora a contatto con il pubblico o nelle relazioni di aiuto (per esempio in campo sanitario-assistenziale), ma è anche una abilità che ci può aiutare nella vita di tutti i giorni e migliorare le relazioni con gli altri. L’ascolto empatico, se ben interpretato, offre molti vantaggi, tra i quali:

  • costruire fiducia e rispetto reciproci
  • consente a entrambi di esprimere meglio le proprie emozioni
  • riduce le tensioni
  • incoraggia la confidenza e lo scambio di informazioni
  • favorisce la ricerca di soluzioni condivise.

L’ascolto empatico risulta utile in molte situazioni, per esempio nelle situazioni di conflitto, ma anche quando una persona cara ha dei problemi che vorrebbe condividere con noi e magari scovare insieme una soluzione.

Uno degli ingredienti basilari dell’ascolto empatico è, appunto, l’empatia. L’empatia non va confusa con la simpatia, non si tratta di stabilire se la persona di fronte ci piace o no. L’empatia è piuttosto la capacità di pensare-interpretare la realtà come la persona di fronte, almeno per un attimo. Tecnicamente essa è la “capacità di compeef8afd96f63fe359d0a131c13fdcf2drendere a pieno lo stato d’animo altrui”, sia che si tratti di gioia che di dolore. Ciò richiede: vicinanza (cioè il sentirsi emotivamente vicini alla persona con la quale stiamo parlando), comprensione, capacità di adattarsi agli schemi mentali dell’altra persona.

Come si realizza l’ascolto empatico

Ecco alcuni suggerimenti:

  • dare attenzione piena e ininterrotta alla persona di fronte
  • non giudicare, non banalizzare né minimizzare ciò che esprime la persona cara
  • fai capire alla persona cara che è importante per te e che le stai dando tutta la tua attenzione incondizionata
  • presta attenzione alla comunicazione non verbale: quali emozioni sta provando la persona cara ? quello che a volte la parole non dicono ma si può cogliere dal tono della voce, dall’espressione del volto, dal movimento delle mani, dalla postura…
  • rimanere calmi, non aver fretta di dare una risposta o un suggerimento; a volte qualche secondo di silenzio è più utile che una risposta affrettata; la persona di fronte sarà pronta a ricevere suggerimenti solo dopo essersi assicurata di essere compresa a livello emozionale (ergo: solidarietà prima, suggerimenti poi)
  • interrompere il meno possibile la persona di fronte mentre esprime un concetto, inserirsi nelle pause se si sente di dover dire qualcosa di utile
  • assicurati soprattutto di aver capito bene la situazione, se necessario fai qualche domanda o ricapitola alla persona quello che hai capito, se possibile usando le sue stesse parole.

Il NON-giudizio è una parte importante dell’ascolto empatico, probabilmente la più difficile da raggiungere, soprattutto perché è difficile “far finta” di non giudicare quando invece lo si sta facendo dentro di noi. Il NON-giudicare è una capacità da coltivare giorno dopo giorno, partendo dal presupposto che ognuno di noi ha il suo punto di vista e che tutti i punti di vista sono egualmente rispettabili. Quando si ascolta una persona cara, anche se non si è coinvolti dalla situazione, è invece probabile che saremo portati a giudicare la situazione con il nostro schema mentale. A volte ci sentiremo in dovere di “insegnare” qualcosa (“dovevi fare così… e così”, ecc.). E’ bene sapere che questo NON è ascolto empatico e che spesso non saremo d’aiuto alla persona che abbiamo di fronte agendo così.  Altre volte siamo invece portati a minimizzare, (“che sarà mai…”) ma anche in questo caso non stiamo affatto aiutando l’interlocutore, che non vuole sentir negato il suo problema bensì risolverlo o almeno essere capito.

L’ascolto empatico è in grado di dare sollievo anche se non si trova una soluzione al problema. L’ascolto empatico è un DONO…

Una postilla: l’ascolto empatico non richiede di “dare ragione” alla persona di fronte. Non serve quindi sforzarsi di dire “hai ragione” anche quando la pensiamo in modo opposto. Posto che il NON-giudizio è un ingrediente basilare, infatti, la sincerità e la chiarezza vengono subito dopo.

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