Diario di viaggio

Fine giornata di una trasferta lavorativa. Vestito a tutto punto, giacca, cravatta, cappotto, auricolare bluetooth lampeggiante e quella sempre sensazione ambigua e fastidiosa di essere “salameccato” ovunque solo per il mio abbigliamento: “Grazie Dottore”, “Prego Dottore”, “Mi scusi Dottore”. Insomma un trattamento diametralmente opposto ai giorni nei quali vado in giro casual, quando mi danno tutti del Tu (nonostante si capisca che non sono più un giovanotto).

Penso allora a una curiosità letta in rete oggi, in un articolo si diceva che con molta probabilità in ogni bicchiere d’acqua che beviamo ci sono 2-3 atomi appartenuti a Giulio Cesare (!). Con tanto di   calcoli e spiegazioni sull’eterno riciclo degli atomi. E qua un pensiero sacrilego: chissà che direbbe qualche nobildonna se solo pensasse per un attimo di aver riciclato qualche atomo di un operaio siderurgico o di un umile contadino indiano… Sacrilegio !

Eppure è così: siamo frutto di un riciclo, 100% riciclati, alla faccia di chi non fa la differenziata… E ricicliamo in continuazione e allo stesso tempo siamo riciclati: qualcosa entra (dall’aria, dal cibo, dalle bevande…), qualcosa esce (dal respiro, dal sudore e non solo). Il riciclo non avviene solo a livello fisico ma anche energetico/spirituale. Le emozioni e le sensazioni sono generate da una interazione con il mondo, non nascono spontaneamente da noi. Anche i pensieri, per quanto originali, sono in parte un riciclo di altri pensieri, di nozioni e conoscenze che non abbiamo generato magicamente, ma vanno di pari passo con il progresso dell’umanità. Possiamo  dunque concludere che ricicliamo anche al livello del mondo energetico e delle informazioni. E qui mi fermo, anche se potremmo riflettere su quello che succede quando tocchiamo un oggetto o un qualunque altro corpo. Anche allora, sebbene in misura ridottissima, c’è uno scambio, perlomeno di elettroni o particelle sub-atomiche, ma se vogliamo anche di più, considerando che ogni contatto provoca un “consumo” di entrambi i corpi a contatto. Lasciamo allora la nostra energia su ciò che tocchiamo, teniamo in mano e manipoliamo ? Direi di sì.

Ho letto resoconti di interessanti esperimenti di Cleve Backster, noto per i suoi studi sulla coscienza delle piante. In breve, Egli avrebbe provato che cellule provenienti dal nostro corpo, si eccitano quando proviamo forti sensazioni anche quando sono ormai fuori dal corpo stesso. Segno di un legame profondo, non a livello fisico ma quantico.

 

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Il quesito semi-serio di questo fine giornata allora è : se mi bevo 2-3 atomi di Giulio Cesare in ogni bicchiere d’acqua, quanta dell’energia di Giulio Cesare è ancora lì ed entra in me ?

Più in generale, che legami persistono tra tutti gli esseri che popolano o hanno popolato la Terra scambiandosi cellule portatrici di energia e in definitiva partecipanti, tutti quanti e senza distinzione sociale, religiosa, razziale e sessuale, a questo immenso, reciproco e infinito riciclo ?

E’ possibile a un livello più alto, considerarci tutti nello stesso brodo, all’interno di una dimensione atemporale e adimensionale che contiene sia la dimensione quantistica che, al livello più basso, la dimensione fisica sperimentabile con i 5 sensi ?

(…)

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