Archetipi: come usarli per aumentare il proprio potere personale (1)

Termini come “archetipo” e “archetipale” si ritrovano molto spesso in articoli e contributi che riguardano argomenti psicologici o di crescita personale. Il concetto di archetipo è utilizzato anche nel mondo della comunicazione, per migliorare il modo di comunicare l’immagine di un brand e per influenzare quote crescenti di consumatori.
In generale, gli archetipi si riferiscono a simboli, personaggi o motivi universali che evocano nelle persone un significato profondo. “Condensati di energia psichica“, “modelli inconsci di comportamento“, ecc. Le definizioni sono molteplici. 

Gli archetipi possono essere pensati come contenitori, o anche come schemi di comportamento che esistono nell’inconscio collettivo. Questi contenitori contengono figure, motivi o temi interconnessi che riappaiono ciclicamente nei miti, nelle fiabe popolari, nelle religioni, nella letteratura e nelle arti, in modo trasversale attraverso culture ed epoche. Le singole figure, i motivi e i temi non sono gli archetipi stessi, bensì sono il contenuto degli archetipi.  

L’etimologia del termine archetipo ci rimanda ad arché, in greco “primo” e typon, modello”, cosicché il suo significato è “primo tipo, prima forma, primo modello”. Un modello contenuto nell’immaginario collettivo e che guida il nostro cammino in ogni tempo, in ogni luogo, qualunque sia la nostra cultura. Alcuni esempi di archetipi ben noti includono il vecchio saggio (si pensi a Yoda di Star Wars o Mr. Miyagi in The Karate Kid), il Fuorilegge, il caregiver (vedi Julie Andrews in Mary Poppins), ma anche l’Artista, la grande Madre, il Filosofo, il Guerriero, il Re, la Strega e così via. Ma in una certa epoca gli archetipi possono essere rappresentati da specifici personaggi del tempo. Potenzialmente, ogni personaggio della televisione, dei film, delle cronache può rappresentare un archetipo. 

Il concetto profondo di ciò che è un archetipo può essere difficile da comprendere. Questo perché gli archetipi esistono “al di là” della nostra immediata percezione sensoriale nell’inconscio collettivo e sono solo indirettamente vissuti come “pressione” o “forza” sulla nostra coscienza di veglia. A un livello profondo della nostra psiche, essi strutturano le nostre percezioni, motivazioni e idee, di solito senza che ne siamo consapevoli: sappiamo che sono lì perché possiamo sentire i loro effetti e vedere le loro manifestazioni nella cultura.
Platone si riferiva agli archetipi come Forme, che considerava modelli ideali preesistenti. Carl Jung li chiamava invece “immagini primordiali” e “unità fondamentali della mente umana“. ill_1221897_44e0_platon

Secondo alcune correnti della psicologia le nostre personalità sono organizzate attorno ad alcuni archetipi in proporzioni variabili. e quasi tutti i comportamenti umani sono guidati dagli archetipi. Ancora Jung affermava che essi Sono il sistema vivente di reazioni e attitudini che determinano la vita dell’individuo in modi invisibili“.

Più recentemente la dott.ssa Carolyn Myss ha affermato che “alcuni archetipi escono dallo sfondo di questo grande collettivo per svolgere un ruolo molto più importante nella vita delle persone e che ognuno di noi ha il proprio allineamento personale degli archetipi chiave” (Sacred Contracts, 2001, p. 14). Ciò a cui Myss fa riferimento è che gli archetipi possono sia caratterizzare la nostra personalità in modo unico e originale, o manifestarsi come squilibrio, fornendo alla persona uno stimolo per avviare un percorso di crescita personale. Ci sono diversi motivi per cui questo può accadere: Siamo chiamati naturalmente a manifestare energie diverse man mano che cambiano le situazioni della vita. Quando hai un bambino, ad esempio, probabilmente ti sentirai molto protettivo e premuroso per questo bambino e avrai una corrispondente spinta nelle tue energie da caregiver. Oppure, quando sei di fronte a qualcosa che devi assolutamente avere o fare, puoi prenderti rischi che normalmente non avresti preso, al fine di ottenere il risultato desiderato. In questo caso è il Guerriero che viene richiamato in te“. Si tratta in vero di energie che cambiano con le circostanze, si attivano e disattivano a seconda delle necessità o della fase del percorso evolutivo personale.

Ancora secondo la Myss, “Un’altra cosa da considerare è che abbiamo uno scopo nella vita. In questo caso uno o due dei nostri archetipi potrebbero rimanere in prima linea per tutta la nostra esistenza. Quando creo i profili per le persone, posso essere ragionevolmente sicura che un insegnante di bambini piccoli avrà un punteggio elevato per l’archetipo del caregiver. La vita non ha senso per loro senza avere un ruolo premuroso, è il loro valore fondamentale. O se una persona è in tarda età, fase nella quale l’archetipo del Saggio o del Sovrano dovrebbero prendere il sopravvento, eppure il suo Guerriero sta ancora agendo come un archetipo principale, allora ci deve essere una buona ragione per questo…

Mentre gli archetipi sono ovunque, non è altrettanto noto che possiamo lavorare attivamente con loro per ottenere una maggiore consapevolezza di noi stessi, capire cosa ci spinge, nel bene e nel male. Secondo Hopcke, quando permettiamo al contenuto degli archetipi di entrare nella nostra consapevolezza cosciente e promuoviamo una relazione tra i nostri due livelli di esistenza: 1) il quotidiano (personale) e 2) l’archetipo (collettivo), allora stiamo gettando le basi per la crescita personale. Quando scopriamo che ci relazioniamo con certi miti, fiabe e storie, possiamo trarre forza, intuizione e conforto da loro, poiché forniscono una sorta di “mappa umana” per permetterci di navigare e comprendere meglio le nostre vite. jung+archetypes

Nel prossimo post esamineremo alcune metodologie di lavoro di semplice applicazione per potenziare la nostra energia attraverso gli archetipi.

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Il potere dei chakra posteriori

Chakra posteriori? Quanti ne hanno mai sentito parlare? Di solito tutti i riferimenti al sistema energetico umano si limitano a considerare la facciata frontale dei chakra. ma proprio come il corpo umano ha un lato anteriore e uno posteriore, allo stesso modo i chakra sono strutturati allo stesso modo.

I chakra regolano, conservano e gestiscono ogni aspetto fisico, emozionale, mentale e spirituale dell’uomo. In sanscrito chakra significa “ruota di luce”, termine che si adatta ai chakra per la loro caratteristica di essere centri di energia in movimento rotatorio. Nell’accezione più comune i chakra corporei sono sette, ma in realtà questi sette sono solo i principali. Ebbene, i chakra assumerebbero la forma a cono, caratterizzata da una facciata anteriore e una posteriore, ma quasi tutte le considerazioni svolte nelle pratiche olistiche al proposito dei chakra si riferiscono alla facciata anteriore.
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(immagine tratta dal sito eccellentedonna.it → LINK)

Secondo Carol De Santo e Jim Kepner l’accesso alle risorse spirituali delle persone, nei percorsi di guarigione basati sulle tecniche di chakra healing è molto più efficace agendo sulla parte posteriore dei chakra piuttosto che su quella frontale (“Curiously, as we have continued our explorations, we found the spiritual opening we had been seeking to be more accessible through the back aspect of the chakras rather than the front.”).

I Chakra posteriori hanno a che fare con il Sè inconscio, ma anche con la realtà estesa dell’individuo. Controllano il mondo dell’intuizione, dell’ ispirazione, dell’irrazionale. Rappresentano il legame con la parte occulta e rimossa della personalità, con le nostre “zone d’ombra”, così come racchiude in sé i dati delle esistenze trascorse, nonché informazioni provenienti da dimensioni alternative e altri mondi. In sostanza, mentre la parte anteriore dei chakra è la dimensione manifesta, la parte posteriore rappresenta la dimensione non-manifesta.

La parte posteriore dei chakra – la connessione alla nostra parte NON-manifesta.

Il NON-manifesto è la dimensione a partire dalla quale si manifesta il mondo manifesto (…). Sembra un gioco di parole ma è una realtà.

Il mondo non-manifesto viene spesso definito come la dimensione invisibile e nascosta che si trova dietro al mondo manifesto. Non a caso si usa il termine “dietro”, che non è tanto una metafora quanto esattamente il modo in cui il nostro sistema di chakra funziona.  E, cosa importante, l’Un-Manifest è il regno della potenzialità, potenziale di tutto ciò che non è ancora diventato, che non è ancora attuale. La natura paradossale del potenziale è che include sia ciò che non si è ancora manifestato, sia ciò che si è già manifestato. In questo senso il nostro passato non è perduto, bensì è parte della nostra potenzialità, perché influenza ciò che portiamo nella nostra realtà in tanti modi. La parte posteriore dei chakra ci connette quindi anche al nostro passato, al nostro lignaggio, ai nostri antenati, alla storia collettiva del genere umano e così via. L’approccio alla guarigione (non solo fisica, ma anche mentale, emozionale e spirituale), sarebbe quindi più efficace agendo sui chakra posteriori. Forse perché siamo più chiusi e controllati mentre affrontiamo la nostra vita Manifesta.

Operando con i chakra posteriori l’individuo è chiamato a schiudere un insieme di energie completamente diverse, per lo più appartenenti a un altro periodo, in connessione con un’altra dimensione. Il lavoro sui chakra posteriori implica l’affidarsi a sogni, esperienze mistiche, consapevolezze e sensazioni fisiche incomprensibili. un modo di agire sulla realtà che non implica il classico schema causa-effetto. In questo contesto realtà, convinzioni, sensazioni, processi e obiettivi personali si possono letteralmente riordinare da soli, grazie al potere dell’inconscio. L’energia fornita dai chakra posteriori non è soggetta alle regole del mondo manifesto, permettendo di attingere alle infinite possibilità e di connettersi alle coincidenze sincronicistiche. Ciò che non è cambiato nonostante tanti sforzi per anni, può magicamente ricomporsi all’improvviso, in maniera imprevedibile.

Tabella schematica dei significati dei chakra posteriori

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Bilancio energetico interpersonale: alla larga dai vampiri energetici

Il contatto con gli altri è anche uno scambio di energie. Più in generale ogni interazione ha un contenuto di comunicazione, con delle componenti in entrata, altre in uscita e una successione di feedback che diamo e che riceviamo mentre la comunicazione si svolge. Dal punto di vista generale comunicare con qualcuno implica mettere a confronto due diverse idee di “mondo”, due modi di pensare, agire, intendere, due mappe del mondo quasi sempre diverse che cercano di scambiarsi informazioni, idee, emozioni. Il contatto con gli altri è una cosa essenziale per la nostra crescita e il nostro sviluppo. Gli altri sono infatti lo specchio attraverso il quale misuriamo e percepiamo noi stessi.

La comunicazione con gli altri (non solo umani, anche gli animali e persino con le piante, ecc.), dicevo, è anche uno scambio di energie. È importante essere consapevoli di come le nostre energie personali sono quotidianamente caricate o scaricate dal contatto con gli altri, e cosa accade nel nostro bilancio energetico personale. Un po’ tutti ci siamo accorti in varie occasioni di come ci siamo sentiti ricaricati da un dialogo con una persona amica o con una persona cara, quando stare con queste persone è stata una gioia e quando tali persone ci hanno fatto sentire bene. Viceversa, capita a volte di uscire malconci da una serata con persone spossanti, magari anche amiche, ma che sembrano avere il potere di metterci a terra. Alcune persone sono così specializzate nel farci sentire svuotati e prosciugati di ogni energia vitale, o magari stranamente depressi, di cattivo umore e con il morale e la felicità a terra senza un motivo particolare, da costituire un vero e proprio pericolo per la nostra salute. Si tratta di relazioni tossiche, che non hanno alcuna utilità, eppure spesso trascinate e portate avanti per mesi e anni senza una vera e propria reazione.

Come descritto da Daniele Trevisani nella sua opera Il Potenziale Umano, le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • entriamo in relazione con uno o più soggetti con i quali la relazione stessa risulta difficile/sgradevole e assorbe energie;
  • la relazione con soggetti che assorbono energie è prolungata o troppo frequente rispetto alle possibilità di recupero personale;
  • la relazione con soggetti ricaricanti e positivi è assente, ridotta, o infrequente;
  • sono assenti relazioni equilibrate e dotate di reciprocità.

Viceversa, le energie mentali aumentano quando:

  • impariamo a staccare o distanziare il nostro rapporto con persone le quali assorbono le proprie energie in modo negativo e distruttivo;
  • impariamo a costruire reti di relazione selettive con persone la cui frequentazione e rapporto ci ricarica di energie mentali e positività;
  • ricerchiamo attivamente un buon livello di equilibrio e di reciprocità nelle relazioni;
  • riusciamo a costruire o sviluppare una rete di relazioni entro un gruppo le cui energie sono positive ed elevate (E-Group), traendone linfa vitale ed energia.

In particolare: via dai vampiri energetici

Alcune persone in particolare sono veri e propri vampiri energetici. Il termine evoca scenari da film horror, ma in realtà il vampiro energetico non ha poteri magici né è una creatura mostruosa. E’ una persona in carne ed ossa come noi, che però, a causa della sua esperienza e formazione personale, tende a ricaricarsi energeticamente sottraendo energia agli altri, in quanto incapace di produrne da sola. Il vampiro energetico è fondamentalmente una persona in difficoltà, di questo dobbiamo sempre tenerne conto. Tuttavia, si tratta di una persona che ha il potere di farci stare male o per lo meno a disagio. Quindi, a che pro frequentarla? A meno, ovviamente, di non essere così ben centrati e in pace con sé stessi e il mondo da non poterne essere danneggiati. Il vampiro energetico è infatti innocuo se affrontato con le armi giuste, mentre succhia più facilmente energia da persone stressate o con una scarsa autostima.

In base alla definizione di Judith Orloff il termine vampiro energetico è una metafora usata per riferirsi alle persone, che intenzionalmente o no, assorbono le vibrazioni positive degli altri, facendoli sentire stressati, frustrati o preoccupati senza motivo.

Nel contatto con gli altri ci si scambia vibrazioni energetiche positive e/o negative. Le vibrazioni positive dell’energia ristorano e diffondono ottimismo. Una persona con vibrazioni positive è in grado di influenzare lo stato emotivo degli altri intorno a lui / lei essendo di norma allegra, sorridente e scherzosa. Al contrario i vampiri di energia assorbono l’energia e la luce degli altri per sopravvivere o soddisfare il loro ego. I vampiri energetici abbracciano diverse casistiche: da quelli intenzionalmente maliziosi a quelli che sono ignari del loro effetto: alcuni sono prepotenti e odiosi; altri sono amichevoli e affascinanti, tutti succhiano comunque le nostre risorse mentali ed emotive a un livello di energia sottile. In alcuni casi le conseguenze fisiche possono essere forti e chiare. Alcuni autori segnalano casi di: nausee improvvise o mal di stomaco dopo l’interazione; dolori alla schiena, al torace, al collo e alle spalle; mal di testa pulsante o sensazione di “spaesamento”; irritabilità o sensazione di frustrazione e rabbia senza una vera ragione; essere nervoso o sentirsi come se ci fosse una pesante nuvola sopra di sé; ansia, stress o senso di colpa senza una ragione apparente; senso di costrizione al petto o mancanza di respiro; sentirsi intuitivamente a disagio in presenza di questa persona.

Come riconoscere un potenziale vampiro energetico? Ecco alcuni segnali.

  • Tendono ad atteggiarsi come vittime
  • Non si assumono mai la responsabilità delle proprie azioni
  • Perseguono i loro obiettivi provocando negli altri un senso di colpa o attraverso la manipolazione
  • Si lamentano per ottenere compassione
  • Spettegolano o fanno drammi
  • Non restituiscono favori
  • Rispondono solo ed esclusivamente al loro ego
  • Hanno una visione negativa della vita e degli altri.

7 tipologie di vampiri energetici

In questa sezione Vi propongo una classificazione delle principali tipologie di vampiri energetici, che ho costruito mettendo a confronto classificazioni di diversi autori:

  1. La Vittima o Martire (crede di essere “in balia” del mondo e soffre principalmente a causa dei presunti torti di altre persone. Invece di assumersi la responsabilità personale per la propria vita, i vampiri Vittima/Martire incolpano continuamente, manipolano e ricattano emotivamente gli altri. Il comportamento disfunzionale del Vampiro Vittima / Martire è dovuto alla loro estrema disistima. Essi hanno sempre bisogno di ricevere segni di amore e approvazione, si sentono indegni e inaccettabili, e cercano di risolvere il problema facendo sentire in colpa gli altri. Può essere a volte una persona che ci è stata amica da sempre, così stringiamo i denti e sopportiamo di essere chiamati ogni giorno e ascoltare le sue lamentele. A volte senti che ti sta solo chiedendo di salvarla. Suggerimenti per l’autodifesa: non essere il suo terapeuta, aiutante o confidente. Limitare telefonate o contatti a una volta alla settimana. Quando si lamenta basta respirare e dire qualcosa del tipo “Deve essere difficile sentirsi in quel modo” e poi farle sapere che hai altre cose a cui prestare attenzione. Non farti coinvolgere come cassa di risonanza per la sua autocommiserazione.)
  2. Il Narcisista  (questo vampiro si sente grandioso, importante, è sempre affamato di attenzione  e ammirazione. Ha spesso una personalità magnetica. È così affascinante e intelligente che non hai notato, all’inizio, la sua tendenza ad interrompere quando parli di te stesso, e di chiedere raramente domande di followup o di sapere come ti senti. Non è in effetti capace di mostrare empatia o interesse genuino nei confronti degli altri. I vampiri narcisisti  sono portatori della filosofia inconscia di “ME primo, TU secondo“, pertanto si aspettano costantemente che tu li metta per primi, alimenti il ​​loro ego e faccia ciò che dicono. Sono capaci di manipolare anche con un falso fascino, ma altrettanto rapidamente si gireranno per pugnalarti alle spalle. Se hai un vampiro narcisista nella tua vita potresti provare un estremo senso di svuotamento quando ti senti schiacciato sotto le luci della sua ribalta. Se non sei in grado di escludere questa persona dalla tua vita in questo momento, potresti limitarne il contatto. Suggerimenti per l’autodifesa: può essere una persona divertente da conoscere, ma meglio rinunciare all’idea che sarà un amico o un partner premuroso, altruista e di supporto. Goditi di tanto in tanto le sue buone qualità, ma mantieni le tue aspettative realistiche. Perché il suo motto è “me-first”, arrabbiarsi o rivendicare i tuoi bisogni non lo metteranno in crisi.)
  3. L’Accusatore  (Questo vampiro si sente autorizzato e qualificato per giudicarti e sminuirti. Magari  è un supervisor che al lavoro potenzia il suo ego dicendoti che hai “molto da imparare” con un cenno della testa, o insistendo nel dover ricontrollare ogni e-mail che invii e gestire ogni attività, perché “il business non può permettersi errori”.  Come postulato dalla famosa psicoterapeuta Virginia Satir, (ma in un contesto diverso da quello dei vampiri energetici), l’accusatore è una persona che si ripete in continuazione “sono solo e non riesco a fare niente“. A causa della loro bassa autostima, essi amano circondarsi di molte persone, in qualità di collaboratori, confidenti, amici, ecc.. Il loro rapportarsi alle altre persone è semplicemente un riflesso di come trattano sé stessi. Gli accusatori godono nel sottolineare le tue insicurezze e rafforzano il loro ego facendoti sentire piccolo, patetico o vergognoso. Suggerimenti per l’autodifesa: rifiutarsi di prendere alla lettera ciò che dice il vampiro Accusatore, essendo consapevoli del loro disagio profondo e del loro bisogno di sentirsi bene con se stessi. Quando ti metti sulla difensiva, perdi. Mantieni piuttosto una posizione equilibrata e prova ad essere dolce con loro –questo li mette davvero fuori gioco!-. In ogni caso riduci o taglia il contatto con loro se possibile. Affronta direttamente una critica malriposta, dicendo qualcosa del tipo: “le critiche costruttive specifiche fanno sempre bene”, oppure “Quel suggerimento mi ha davvero aiutato”. Oltre a non mettersi mai sulla difensiva è utile esprimere a loro apprezzamento per ciò che è utile, dato che questo tipo di persona spesso cerca solo gentilezza e riconoscimento)
  4. Il Controllore/Dominante  (ha un’opinione su tutto e pensa di sapere sempre cosa è meglio per te. Può essere un parente invadente, per esempio, che viene a cena, e domina la scena con lezioni su ogni argomento corrente, decisione genitoriale e scelta dello stile di vita. Nelle accezioni più forti può essere una persona che ama sentirsi superiore, che a causa delle sue profonde insicurezze interiori deve compensare questa mancanza intimidendo gli altri. Spesso si tratta di persone che hanno convinzioni rigide e percezioni del mondo in bianco e nero. Sono spesso razzisti, sessisti e/o bigotti. Come nutrire la tua energia: accetta di non essere d’accordo. Pratica l’assertività quando necessario e limita il tuo contatto con loro. Renditi conto che il loro tentativo di spaventarti deriva dalla loro profonda paura di essere dominati e quindi feriti. Suggerimenti per l’autodifesa: non farti coinvolgere da loro in bisticci per le piccole cose. Parlare, confrontarsi con loro, essere fiduciosi, ma anche accettare di non essere d’accordo.)
  5. Il Problematico  (eh sì, è una persona che vive per creare problemi. Il suo bisogno di creare costantemente drammi è un prodotto dell’oscuro vuoto di fondo della sua vita. La sensazione di crisi dà a questi vampiri una ragione per sentirsi vittime, quindi speciali e bisognosi di amore, un senso esagerato di importanza personale e l’elusione dalle vere questioni della vita. Un altro motivo per cui i vampiri problematici amano creare drammi è che le emozioni negative che alimentano creano dipendenza negli altri. Come nutrire la tua energia: rifiuta di prendere posizione o di essere coinvolto nei suoi problemi. Mantieniti a distanza e taglialo fuori dalla tua vita, se possibile.)
  6. Il Volubile  (questo vampiro potrebbe trattarti un giorno come il suo migliore amico e poi attaccarti senza pietà il giorno dopo, quando si sentirà offeso. Si offende infatti facilmente ed è segnato da ogni piccola cosa, la sue emozioni incontrollate lo mettono su un vero e proprio un ottovolante emotivo. Suggerimenti per l’autodifesa: fissare limiti efficaci e orientarsi alla soluzione dei problemi più che alle sfumature emotive. Quando ci sono schermaglie evita di prendere posizione. Prima o poi, si calmerà, anche perché la gente smetterà di ascoltarlo. Quando ti sta facendo arrabbiare, evita il contatto visivo, visualizza uno scudo protettivo intorno a te che consente ai suoi insulti e al veleno che emette di rimbalzare. In questo modo non ti sentirai sminuito. Se possibile, allontanati.)
  7. Il Debole  (si tratta in questo caso di persone che hanno veramente bisogno di aiuto ma che si affidano troppo a te. È bello che tu lo aiuti, ma è anche importante incoraggiarli ad essere autosufficienti. Il ruolo del supporto costante può essere logorante e consumare tutta la tua energia. Come nutrire la tua energia: aiutare chi è nel bisogno è un’espressione di compassione e amore, ma devi anche ricordarti di amare te stesso. Ricorda gentilmente al Debole che hai bisogno di tempo anche per te stesso. Incoraggialo a sviluppare forza d’animo e capacità di recupero in modo da poterti liberare dal ruolo di custode o aiuto costante.).

Difendersi dai vampiri energetici

Nella descrizione delle sette tipologie sono contenuti anche alcuni consigli di autodifesa. Più in generale i consigli sempre validi sono i seguenti:

  • Prendere le distanze dalla persona
  • Stabilire confini ben precisi
  • Rimanere emotivamente forti e connessi al proprio centro
  • Recitare mantra positivi e mantenere pensieri positivi e amorevoli
  • Mantenere la propria aura chiara, pulita e forte
  • Essere compassionevoli, (molte volte i vampiri energetici non sanno cosa stanno facendo)
  • Comprendere che anche per te è necessario fare esperienze di apprendimento
  • Inviare la propria luce e amore al vampiro energetico.

In caso di difficoltà nel gestire il rapporto con un vampiro energetico è necessario creare una barriera immaginaria o una sfera di protezione intorno a sé stessi che, come uno scudo, protegga da qualsiasi forma di attacco da parte del vampiro in questione. Immaginati la sua negatività che rimbalza via da te. Tieni sempre presente che la forza della tua mente è l’arma più potente che hai a disposizione. Impara a dire NO alle sue richieste assurde, inizia ad essere determinato e smettila di farti pilotare a suo piacimento. La tua convinzione sul fatto che lui non possa danneggiarti si rifletterà su di lui e lo metterà fuori combattimento.

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Secondo la concezione olistica il nostro corpo è in grado di mantenersi sano fino alla vecchiaia, ma solo nella misura in cui ci muoviamo in modo fluido lungo la linea del tempo, ovvero soprattutto nel nostro passato, ma anche nel futuro percepito. Le malattie, sia fisiche che psichiche, derivano da blocchi energetici in uno o più punti della linea del tempo stessa. Blocchi che per lo sono associati a traumi, sofferenze o privazioni.

A livello fisico i blocchi energetici coinvolgono uno o più chakra. Come noto inoltre ogni chakra è particolarmente connesso a fasi della nostra crescita, per cui i traumi possono interessare diversi chakra a diverse età, sebbene poi ogni chakra sia connesso a specifici aspetti della nostra personalità in formazione.

Venendo a contatto con diverse persone e i loro disagi, sia di salute che psicologici, mi è sempre più evidente che la stragrande maggioranza dei nostri problemi di salute psico-fisica è causata da traumi, soprattutto da quelli vissuti in tenera età. Beninteso anche e soprattutto da adulti la vita ci mette alla prova in diversi modi. Ma l’adulto ha quelle risorse per fronteggiare un evento negativo e impegnativo che invece mancano al bambino. L’adulto, infatti, ha già una sua mappa del mondo ben definita. Non sempre sarà accurata, anzi spesso sarà imprecisa e lo condurrà ad atteggiamenti e comportamenti non adeguati, ma è pur sempre una mappa abbastanza completa, nella quale svettano: un suo senso di identità, valori e convinzioni, capacità riconosciute, schemi di comportamento.

Un bambino, invece, è un libro bianco. Spesso siamo noi adulti che vi scriviamo sopra pagine buie. Tonnellate di pagine di letteratura psicologica ci spiegano che eventi che possono sembrare ordinari per un adulto, possono invece causare dei traumi a un bambino. Il trauma è tanto più profondo quanto più intensa è la sensazione di minaccia, per sé stesso o per uno dei suoi genitori, e quanto più intensa è l’emozione provata nell’occasione. Vari studi hanno messo in luce meccanismi in base ai quali i bambini più piccoli, che ancora non hanno ben sviluppato la percezione di separazione tra sé stessi e l’ambiente circostante, si fanno carico degli eventi negativi sviluppando un senso di colpa. Anche quando è evidente che non sono loro la causa, possono però auto-accusarsi per non aver prevenuto eventuali episodi successivi al primo, sviluppando anche un crescente senso di vergogna e di inadeguatezza.

Non intendo trattare qui l’argomento in termini strettamente scientifici, né sarei in grado di farlo, mi preme però trasmettere un concetto che ho trovato associato su altri blog al termine making-sense machine (alcuni autori la definiscono meaning-making machine, ma il significato è sostanzialmente lo stesso).

Making-sense machine sarebbe dunque il processo in base al quale il bambino cerca di dare una spiegazione a un episodio negativo. La prima questione che emerge è quindi la seguente:

  • ogni bambino, anche se piccolo o piccolissimo, ha bisogno di dare una spiegazione agli eventi traumatici che vive. Darsi una spiegazione è una questione di sopravvivenza. Solo ciò che ha una spiegazione può essere infatti controllato o prevenuto. Tutto ciò che non ha una spiegazione costituisce invece una minaccia continua e indefinita. Questo è il motivo per il quale anche un bambino in tenera età cercherà di darsi una spiegazione. Questo meccanismo opera nel bambino soprattutto a livello inconscio, per intuizione e con l’uso di associazioni e connessioni simboliche.

Gli esiti di tale meccanismo possono essere i più disparati proprio perché il bambino non ha ancora una base cognitiva solida. Le spiegazioni che si dà, insomma, possono essere irrazionali, bislacche, ma hanno una logica di funzionamento. Spesso tale logica fa ampio uso di ancoraggi. Un esempio:

Alessio, due anni, sta mangiando il suo consueto pezzo di parmigiano nel corso della cena. Il parmigiano e i formaggini sono parte importante della sua dieta. Li gradisce molto. Ma l’aria è tesa quella sera, i genitori iniziano a discutere. Alessio osserva e ascolta preoccupato. A un certo punto i toni si alzano, il padre comincia  a urlare violentemente, butta a terra un piatto e poi schiaffeggia la mamma. Alessio piange, la mamma lo prende e lo porta via con sé mentre il padre continua a urlare e minacciare. Quella notte Alessio dorme poco e male, si sveglia spesso e piange.

Nei giorni successivi mangia meno e soprattutto inizia a respingere parmigiano e formaggini. Di lì a poco il rifiuto è totale. Per il resto della sua vita Alessio non mangerà più formaggi. Per molti anni sua madre non se ne è data una spiegazione.

L’ancoraggio al fenomeno di violenza, se non è chiaro, è  il parmigiano che nel momento dello scoppio del litigio teneva impegnato Alessio con tutti i sensi: gusto, olfatto, vista, tatto, udito (il rumore del rosicchiare e succhiare). Probabilmente l’esplodere della discussione lo ha preso di sorpresa, assorto come era nel rosicchiare il parmigiano. In base al funzionamento della sua Making-Sense Machine ancora un po’ rudimentale Alessio si è dato questa spiegazione: mangiare il parmigiano può far scoppiare un litigio tra mamma e papà, e mamma può essere uccisa.

Un altro esempio significativo è quello descritto da Vishen Lakhiani, uno dei principali animatori di Mindvalley, nel raccontare una sua regressione ipnotica:

Mi sono visto sul sedile posteriore dell’auto dei miei genitori… Era il mio compleanno. Avevo forse nove o dieci anni. I miei genitori mi stavano portando in un negozio per comprarmi un regalo di compleanno. Stavo fingendo di dormire, ma potevo sentirli parlare in modo preoccupato dei soldi. I miei genitori in quel momento non erano ricchi, ma ne avevano abbastanza. Mia madre era un’insegnante di scuola pubblica e mio padre era un piccolo imprenditore. Mi sono ricordato di un senso di colpa che mi sono sentito addosso a causa del mio regalo di compleanno. Al negozio, ho scelto solo un libro. “Tutto qui?” Chiese mia madre. “Puoi scegliere qualcosa di più.” Così ho preso una mazza da hockey. Lei ha quindi detto: “È il tuo compleanno. Puoi avere di più.” Ma mi sentivo bene con queste due cose, non volendo gravare sui miei genitori di altre spese. Quel ricordo ha cristallizzato un altro modello di realtà che mi sono poi portato dietro: “Non chiedere troppo, perché qualcuno soffrirà se lo fai.“.

Questo esempio è molto significativo per due motivi:

  1. il processo di making-sense machine può portare a conclusioni distorte anche a 10 anni
  2. non è detto che debba essere associato a un vero e proprio trauma, dato che qui stiamo parlando di un ragazzetto che ascolta un discorso solo un po’ preoccupato dei suoi genitori. Nessuna violenza, nessuna concitazione, nessuna minaccia…. Eppure Vishen conclude affermando che la sua interpretazione di questo episodio gli ha impedito per anni di dare una svolta alla sua carriera, in termini di guadagni, fino alla sua ri-scoperta e rimozione nella seduta ipnotica. Era stato semplicemente incapace, fino ad allora, di chiedere il giusto compenso per il suo lavoro. Le sue aspettative erano di non chiedere troppo per non far soffrire nessuno e naturalmente il destino lo aveva fin lì assecondato.

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Essere genitore è un’esperienza bellissima, per molti il sale della vita. Ma anche molto difficile. Dopo aver letto questo post può sembrare ancora più difficile…

Ma no! Rimaniamo leggeri e facciamolo come meglio possiamo. Con gioia, amore e serenità. Il messaggio è però chiaro: oltre a evitare con tutte le nostre forze di esporre i piccoli a episodi di aggressività o peggio di violenza, è importante ricordarsi di dare sempre, sempre, SEMPRE, a loro il nostro aiuto per costruire una spiegazione accettabile a qualsiasi episodio negativo. Perché omettere questa attenzione, “tanto è piccolo e non capisce“, può causare danni imprevedibili. E spesso permanenti.

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Lo sciamanesimo e il risveglio

Sto entrando sempre più in risonanza con l’idea che, da umani, sfruttiamo solo una piccola parte del nostro potenziale energetico superiore. Per potenziale energetico superiore intendo tutte le facoltà che possiamo mettere in atto combinando sapientemente coscienza, mente, corpo e tutte le altre parti del Sé. Un qualcosa nel quale la mente contribuisce e spesso dirige, ma attingendo a risorse profonde, sia nostre che dell’universo. Qualcosa da non confondere con la razionalità e il pensiero lineare, bensì che ha a che fare con la creatività e il pensiero circolare.

Nei limiti del potenziale umano entrano fenomeni e manifestazioni che pensiamo siano alla portata di pochi, quando invece sono, in potenza, alla portata di tutti. A chi non è mai capitato di avere premonizioni improvvise, specialmente se relative a propri cari o amici/amiche? Chi non ha mai fatto un sogno che poi si è tradotto, depurato dai particolari bizzarri tipici dei sogni, in realtà? A me sì. Questi sono segni di un potere sommerso, ma disponibile a tutti quando sono in gioco forti legami e forti emozioni. Energie…

La verità è che piuttosto di vederci come esseri umani ai quali ogni tanto capitano esperienze straordinarie, dovremmo percepire la nostra natura come quella di entità immortali e capaci di cose straordinarie che  fanno esperienze di vita umana. Per propria scelta e con una missione ben precisa. Che però dimentichiamo.

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Secondo le stime di Hawkins in The Eye of the I, basate su specifici test chinesiologici, a fronte dell’87% di individui che si muovono per lo più su piani di energia bassa (rabbia, paura, dolore, apatia, colpa, odio, giudizio, vergogna, …), ci sono un 13% di persone che invece vibrano a frequenze energetiche più elevate e che riescono a controbilanciare le energie negative della (larga) maggioranza. Tra questo 13% troviamo, sebbene in minoranza, anche persone particolarmente centrate, che “vibrano con l’energia dell’illuminazione, della gioia e della pace infinita” nonché (pochissime) persone cheKauai+Shamanismvivono e vibrano con l’energia del puro Spirito che trascende il corpo, in un mondo di unicità totale con tutto“. Molte di queste persone sono in grado di attivare sensi interiori, sviluppando poteri telepatici, capacità di uscire dal corpo, contattare altre entità, percepire passato, presente e futuro sullo stesso piano, ecc.

Partendo da questo proviamo a tracciare alcune differenze tra l’uomo ordinario e l’uomo “risvegliato“, premettendo che non si tratta assolutamente di stabilire graduatorie nelle quali l’uno sia superiore all’altro. Si tratta semplicemente di stati diversi, che si possono cambiare (più facilmente dall’ordinario al risvegliato piuttosto che il viceversa), anche in base a eventi e fasi della vita. Sono essenzialmente delle scelte, in parte libere in parte meno. Ognuno è sul suo personale percorso e tutti i percorsi individuali hanno uguale dignità.

L’uomo ordinario è un dormiente. Usa la mente in modo meccanico e automatico, è allineato non solo agli stereotipi della cultura dominante ma anche all’ordine della natura meccanica. E’ guidato dai bisogni dell’ego, gioca un ruolo (personaggio), percepisce il suo valore sociale attraverso l’aspetto fisico e lo status sociale. E’ spesso disarmonico, irrequieto, condizionato, incoerente, con una personalità frammentata in diverse sub-personalità, a volte in conflitto tra loro, senza una visione superiore dell’esistenza. Non è consapevole del suo vero Sé, né immagina di avere risorse e potenzialità straordinarie. Spesso non si ama, cosa che gli impedisce di scorgere il proprio potenziale e lo predispone a negare amore e solidarietà anche agli altri.

L’uomo Risvegliato esprime invece tutte le potenzialità e lo fa con una sua specifica unicità, tanto che è difficile descrivere un profilo completo. Certamente l’uomo risvegliato è cosciente di essere una scintilla divina e di essere parte di un Tutto indifferenziato, nel quale gli altri uomini ma anche animali, piante e materia nelle sue varie forme sono suoi compagni di viaggio, con i quali condivide, scambia, interagisce in modo fecondo. L’uomo risvegliato vive con gioia e gratitudine, coltivando il benessere e il rispetto verso sé stesso. Vive nell’amore verso tutto e sa che può creare la sua realtà, ossia realizzare i suoi progetti e desideri di vita grazie al potere dell’intenzione. E’ emozionalmente libero, non vive per le lusinghe né si sente colpito dalla critica e dal giudizio altrui. Dà vita ai propri talenti e libera gioiosamente energia creativa in base alle sue attitudini. Coglie e si avvantaggia delle coincidenze del destino sincronicistico, grazie alle quali realizza i propri progetti e soddisfa le proprie aspirazioni, che sono animate sempre da intenzioni allineate con i tratti dello spirito universale (Amore, Benevolenza, Accoglienza, Espansione, Bellezza, Creatività, Abbondanza).

Nell’ambito di questo mondo ultimamente mi sono avvicinato allo sciamanesimo, una delle pratiche più affascinanti attraverso la quale entrare in contatto con dimensioni a noi sconosciute. Gli sciamani usano la loro connessione con la natura e il mondo spirituale per guarire e risvegliare gli altri, guidati dai propri spiriti guida, da antenati, dall’animale guida, da altre entità amorevoli. In molti modi, gli sciamani sono guaritori di energia che hanno anche il dono della medianità e dell’erboristeria. Lo sciamanesimo è nato e cresciuto in div1_pNa6NpeE1MW4atlEAcFYeQerse culture, ognuna delle quali con sue specifiche caratteristiche, e tramandato sulla base di una tradizione di tipo esclusivamente orale,  destinata ad iniziati. Nel XX secolo, grazie agli studi di Castaneda e altre personalità ha cominciato ad essere diffuso in forma scritta. Oggi è accessibile a chiunque, sotto la guida di maestri esperti.

Da un contributo di Tanaaz Chubb, ripropongo in forma rivisitata sette segni che indicano un prossimo risveglio di un individuo in senso sciamanico.

  1. aver recuperato la salute, quasi miracolosamente, da una malattia grave o rara
  2. una forte connessione con la natura e gli animali
  3. passione per l’erboristeria e capacità di individuare le sostanze più appropriate per curare malanni
  4. sogni ricorrenti di visitare altri mondi o dimensioni, se non vere e proprie esperienze di viaggio astrale al di fuori del corpo
  5. capacità psichiche speciali, frequenti premonizioni, dono della medianità e della chiaroveggenza
  6. sensibilità al suono del tamburo, dal quale ricava sensazioni di calma, gioia, risveglio (il suono ritmico del tamburo o di altri strumenti, a determinate frequenze riesce a far passare le onde cerebrali da frequenze β a frequenze α -rilassamento profondo- e poi a frequenze τ -quelle tipiche del sogno REM, che nello stato di veglia si possono raggiungere solo in momenti di estasi e particolare ispirazione-)
  7. richiamo alla vocazione da sciamano (spesso proveniente da sogni).

Se presenti alcune di queste caratteristiche potresti partecipare a prime esperienze di assaggio, per esempio ai cerchi sciamanici, spesso aperti a tutti, per saperne di più e capire se c’è un interesse e una predisposizione concreti.

L’uomo che attraversa gli stati di coscienza del risveglio solo arrivando fino in fondo di tale processo, da “liberato” è in grado di realizzare la natura della Sorgente da cui si proviene ed a cui si ritorna…

Se non sempre i pensieri “creano”

E’ da un po’ che desideravo offrire a questo blog le mie riflessioni su un argomento abbastanza controverso, ovvero sulla validità della teoria della “Legge di Attrazione” e in particolare dell’ormai celebre mantra “i pensieri creano le cose“, in base alla quale i nostri pensieri avrebbero il potere di materializzare desideri e aspettative. Molti di Voi avranno sentito parlare della Legge di Attrazione, indicata con l’acronimo LOA (Law of Attraction) da una delle numerosissime fonti terze, visto il grande eco che queste teorie hanno avuto negli USA a partire dal 2006, grazie al film “The Secret” e alla marea di libri che ne sono seguiti. Al momento ciò che è certo è che gli autori dei vari libri sono diventati ricchi come promettevano di insegnare ai loro lettori, ma l’argomento merita un esame meno superficiale di questo.  soularbliss

Ho letto alcuni di questi libri, in particolare un paio dei coniugi Hicks e uno di Mike Dooley. La teoria sottostante è fondata su tre “leggi”:

  1. La legge di Attrazione = Si attira ciò che è simile a sé – in base alla quale c’è una stretta correlazione tra il contenuto dei nostri pensieri e ciò che entra nella nostra esperienza di vita. Ciascuno di noi creerebbe pertanto la sua realtà, quasi sempre inconsapevolmente, attraverso i propri pensieri. Il flusso continuo dei pensieri verso determinate situazioni opera come un magnete, facendo materializzare, anche se in un modo “casuale”, il contenuto dei pensieri stessi
  2. La Scienza della Creazione Intenzionale = Esiste tutto ciò che penso, che credo o che aspetto – che ci suggerisce il processo con il quale utilizzare coscientemente i principi della Legge di Attrazione per veder realizzati i nostri desideri e le nostre aspirazioni. Il processo comprende due fasi, con un continuo loop tra le due, a) Il lancio di pensieri e aspettative positive; b) l’avere una aspettativa positiva (fiducia) in merito alla loro realizzazione. Senza aspettativa positiva, la forza dei pensieri viene fiaccata
  3. L’Arte del Permettere = Io sono ciò che sono e permetterò a tutti gli altri di essere ciò che sono – che è un atteggiamento fondamentale per non  ostacolare la legge di attrazione nella sua azione, e che consiste in pratica sia nel non farsi influenzare dalle idee e opinioni limitanti degli altri che permettere a nostra volta agli altri di avere desideri e aspettative proprie, nonché di comportarsi come meglio credono rispetto alla loro vita.

Non è il caso ora di entrare nei dettagli della teoria e dei vari aspetti collegati, anche se analizzandola attentamente si individuano una serie di condizioni che se non verificate porteranno inevitabilmente a farci rimanere con le pive nel sacco se il nostro più grande desiderio fosse quello di possedere la Trump Tower o ereditare magicamente il patrimonio di Bill Gates, e se pensassimo di farlo con una serie interminabile di sedute di visualizzazione creativa. Avevo già sfiorato l’argomento in un post di 16 mesi fa, LINK), quando avevo centrato l’attenzione sulla necessità di allineamento tra i desideri espressi e gli scopi originari della nostra esistenza. In realtà la faccenda è molto più seria e il rischio è quello di banalizzare e liquidare un filone di pensiero e filosofie ben più nobili.

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Tornando indietro vediamo anzitutto da cosa è stato ispirato il film The Secret. Leggiamo su Wikipedia questa descrizione del film: “Raccolta di interviste di varie personalità (tra cui filosofi, medici, fisici e gente comune) con l’intento di dimostrare la dottrina del New Thought, sostenendo l’idea che tutto ciò che si desidera o di cui si ha bisogno può essere soddisfatto credendo in un risultato, pensandoci ripetutamente e mantenendo uno stato emotivo positivo al fine di “attrarre” il risultato desiderato.  Nel corso di cinque capitoli vengono riportati esempi di vita comune, e i maestri (filosofi, fisici, medici) spiegano in quale modo le cose possono “andare per il verso giusto”, spiegando che attraverso l’energia del nostro corpo e le nostre sensazioni attiriamo a noi le cose che ci accadono, che saranno “belle” se i nostri pensieri e la nostra volontà sono positivi e brutte se viceversa sono negativi. Vengono suggeriti vari modi per migliorare la propria vita in base a quello che noi vogliamo cambiare, ma tutto deve partire dal nostro modo di pensare, parlare, agire e percepire le sensazioni (…). Nello stesso anno la produttrice australiana abundanceRhonda Byrne ha tratto dal film un libro omonimo “.

Il movimento New Thought (Nuovo Pensiero), nato negli Stati Uniti nel corso del XIX secolo nell’alveo del Cristianesimo riconosce un grande potere ai pensieri, che sarebbero una vera e propria potente forza, in quanto punto di contatto diretto con Dio. Partendo da questo presupposto il pensiero positivo favorirebbe la guarigione spontanea, così come la malattia sarebbe originata direttamente nella mente.  In seguito questa teoria è stata ripresa e adattata anche dal movimento New Age. A partire dal film The Secret, e dall’ampia produzione letteraria seguente tali idee sono state tuttavia prese in prestito per creare una teoria del benessere indotto, con la promessa (allettante) di diventare ricchi e vivere nell’abbondanza in modo relativamente accessibile a tutti.

Il punto debole del teorema è proprio questo: non è vero che tale percorso è immediatamente accessibile a tutti.

Per riportare il tema su un binario più coerente si deve fare riferimento a (almeno) due visioni più robuste, una delle quali recente e nata nell’ambito della psicologia. La prima è, appunto, la corrente del Pensiero Positivo, che ha studiato a fondo il ruolo delle emozioni positive nel benessere psicologico e sulle caratteristiche di personalità associate a tale stato. Secondo la scuola del Pensiero Positivo il pensiero positivo, appunto, consente di elaborare ragionamenti e strategie di adattamento soddisfacenti ed efficaci derivanti anche dalla capacità di gestire le emozioni – comprese quelle negative – e utilizzarle come base per il pensiero e la motivazione. Tra le tecniche utilizzate sono incluse la visualizzazione creativa, il training autogeno, tecniche di rilassamento e bio-feedback. Su questi argomenti ho letto e apprezzato un bel testo di Dale Starcher “Mindfulness based counseling for self-regulation“.

La seconda fonte, molto più antica, è costituita dalle Upanishad, raccolta di scritti sacri appartenenti al complesso dei Veda. Celebre è il passo tradotto così: ““Tu stesso sei il desiderio più forte e profondo che conduce. Ai tuoi desideri seguono le tue intenzioni. Alle tue intenzioni la tua volontà. Alla tua volontà, le tue azioni. Alle tue azioni, il tuo destino”. In definitiva il nostro destino deriva dal livello più profondo dei nostri desideri e delle nostre intenzioni, strettamente correlati tra loro.  0_KWSWiZUb1VmX8V0o

L’Universo è un enorme oceano di intenzione, in parte già manifestata in quello che è stato creato o che è già stato, in gran parte ancora allo stato di pura intenzione. Ma per connettersi ad essa e realizzare cose straordinarie occorre recuperare una dimensione spirituale e una libertà di giudizio che per lo più abbiamo perso, a causa dei condizionamenti dell’educazione, della morale e della società consumista. Ecco perché abbiamo la sensazione di non essere affatto padroni del nostro destino e non sarà la visualizzazione creativa, da sola, a farcela recuperare.

E’ per questo che come recitato dal titolo del post “non sempre i pensieri creano“.

Chiarita la mia posizione sulla deriva capitalista della Legge di Attrazione, penso tuttavia che non solo il potere dell’intenzione esiste e ci circonda nelle sue infinite manifestazioni, ma anche che l’uomo può accedervi e farlo da protagonista. Ma solo se sarà capace di riconnettersi al proprio Sé più profondo e alla Sorgente del tutto, ispirando la propria vita alle caratteristiche proprie dell’Intenzione, ossia: Amore, Creatività, Benevolenza, Espansione, Abbondanza, Accoglienza e Bellezza, come vedremo in modo più approfondito in un prossimo post.

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Una vita da attore

Stefano recita da sempre la parte del bravo ragazzo che non ha bisogno di nulla. Rifiuta sempre, con cortesia, qualunque offerta, qualunque favore, qualunque aiuto. Soprattutto non ne chiede, nemmeno quando ne avrebbe oltremodo bisogno. Gioca il ruolo dell’invisibile, non vuole essere un peso per nessuno, non assume responsabilità, non si mette in evidenza, non pretende. Si aspetta, sì, di ricevere quello per cui ha pagato, un buon servizio, un buon prodotto. Si arrabbia moltissimo quando non riceve il giusto controvalore.

Se succede qualcosa intorno a lui, anche in un certo qual senso inconsueto e sconvolgente, non si scompone mai, almeno esteriormente. Non grida, non fugge, non soccorre. Recita la parte dell’imperturbabile, anch’egli un po’ invisibile, tanto per rimanere in tema.

Il problema di Stefano non è tanto nelle sue reazioni esteriori, che se uno è calmo e non turbato né sorpreso da una certa situazione, beh, sotto molti punti di vista ha anche un vantaggio. Il problema è che dentro di lui si sconvolge, cosicché la sua reazione esteriore non riflette il suo vero stato d’animo. Recita, semplicemente.

Lo fa per paura del giudizio altrui, ma questo è un altro aspetto della situazione.

In una seduta di scrittura meditativa Stefano, che si è sempre identificato come affetto da vittimismo, scopre che la sua Dinamica Dominante non è quella della Vittima bensì quella dell’Attore. Dopo una discesa meditativa, infatti, Stefano entra in contatto con la sua Dinamica Dominante. E’ un giovane di bell’aspetto, vestito da templare o cavaliere o qualcosa del genere. Capelli lunghetti scuri, pizzo accennato, molto diverso da Stefano. Dice di chiamarsi Gustav e gli lascia un messaggio. Gli spiega allora che è la sua parte di Attore e che è entrato da protagonista nella sua vita (quella di Stefano, cioè), per proteggerlo, fargli da scudo verso le cattiverie del giudizio altrui, per essere barriera alle curiosità, alle domande troppo intime e/o scomode, alla vergogna, al senso di colpa. Dice di essere un cavaliere e che come cavaliere si adatta a tutte le situazioni e a tutte le scomodità del vivere errante, come Stefano rifiuta pertanto le comodità e gli aiuti del prossimo, mentre si adatta stoicamente a qualsiasi scenario.

Quanti Stefano-Gustav ci sono in mezzo a noi ? Quanti vivono un’esistenza che non è la loro, stretti tra obblighi e incombenze che non hanno scelto ? Quanti Attori che fingono, anche a sé stessi, che tutto va bene e recitano il loro copione giorno dopo giorno ?

Vi sono diverse tipologie di Attori, ma la differenza fondamentale tra questi è nella loro consapevolezza di recitare una parte.

L’Attore Inconsapevole non vive secondo i suoi bisogni ma per appagare quello che gli altri vogliono vedere da Lui (o Lei, se Attrice). L’Attore Inconsapevole si chiede incessantemente: “cosa si aspetta da me questa persona?”. E avuta o percepita la risposta si adatta immediatamente, assumendo quel ruolo e quel comportamento che potrà gratificare l’interlocutore. L’Attore Inconsapevole non contesterà mai le Tue idee, anzi aggiungerà il suo contributo per rafforzarle. Per l’Attore Inconsapevole è difficile dire di no, è assolutamente conformista e si nasconde nel branco o si rifugia nella solitudine. Cerca sempre la chiamata di un altro. Cerca il suo regista.

Può averne uno, mille o centomila (di registi). Se è uno solo gli affida le chiavi della sua vita e ubbidisce come un automa. Se sono centomila cercherà di districarsi per soddisfarli tutti, non prenderà posizione nelle dispute, lascerà che le sue idee rimangano confinate per sempre nella sua mente e nel suo cuore. Il regista (o i regTheatreisti) sarà (/saranno) l’ordinatore del suo spazio e del suo tempo. Il vero limite dell’Attore Inconsapevole è di vedere solo dei registi e mai un pubblico. La sua recita a soggetto è ad uso del regista di turno, in effetti è come se recitasse sempre nelle prove, a teatro vuoto. Non cerca applausi ma consenso e consolazione dal regista.

L’altro è l’Attore consapevole, quello esibizionista e pavoneggiante. Lo chiameremo l’Attore Edonista. Si tratta in questo caso di un soggetto che ha un folto seguito, una schiera di persone che sono a tutti gli effetti suoi follower. Spesso opera nel campo dello spettacolo o dell’intrattenimento, magari un P.R., un organizzatore di serate, un animatore… Ma non è cruciale, diversi Attori Edonisti recitano il loro copione anche in cerchie ristrette.

L’Attore Edonista ha creato un personaggio suo malgrado e una volta imprigionato in questo personaggio si è sentito in obbligo di mantenerlo in vita. Ecco che allora indosserà sempre la sua maschera, anche con gli amici più stretti, non sarà mai sé stesso bensì quello che appare. Ruberà frasi, meme e video divertenti in giro per poterli rimbalzare, per primo, in altri gruppi. Si scoprirà poeta benché avesse avuto sempre 5 in italiano alle scuole professionali, dirà la sua su ogni argomento di costume e società, vivrà sempre l’età del suo personaggio, negando ostinatamente a sé stesso la sua vera età.

Fedele alla linea, non esiterà a sacrificare amori e amicizie per rimanere coerente con la sua maschera. L’Attore Edonista ha un solo regista: il suo Io. E uno sterminato pubblico: il resto del mondo. Si scaglierà inoltre con veemenza contro i suoi critici, qualora contraddetto o deriso.

Sia l’Attore Inconsapevole che quello Edonista vivono una maschera, in una crescente dissociazione tra Sé e Io. Il Sé è represso e rinchiuso nei meandri dell’inconscio. Prima o poi ne farà le spese il Corpo Fisico, come ci insegna la psicosomatica. E questo avverrà nel momento del declino o del fallimento del proprio alter-ego.

Purtroppo quest’epoca impone spesso a ognuno di noi dei ruoli e delle situazioni che stridono con il nostro vero Sé. Credo però che la differenza tra l’essere Attore e l’accettare, a volte, i compromessi del quieto vivere sta nella frequenza e nel peso dei compromessi accettati. Se sono troppi oppure, seppur pochi, ma molto in contraddizione con il nostro Sé, non stiamo rendendo un buon servizio a noi stessi.

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Il coraggio di essere Sé stessi e la libertà di esserlo sono i regali più grandi che possiamo fare a noi stessi. Non è mai troppo tardi per ritornare a casa…